Plastica protagonista del World Cleanup Day: volontari di Greenpeace hanno ripulito spiagge e fondali in Liguria, Marche, Lazio, Toscana e Puglia

Centinaia di chilogrammi di rifiuti, soprattutto plastica, sono stati raccolti in poche ore sulle spiagge pubbliche di cinque regioni italiane in occasione del World Cleanup Day, la più grande iniziativa globale di volontariato dedicata alla raccolta dei rifiuti e alla sensibilizzazione contro l’inquinamento.
Sabato e domenica scorsi, volontarie e volontari di Greenpeace Italia, insieme a cittadine e cittadini, si sono mobilitati con guanti, pinze, sacchi e bilance per ripulire diversi tratti di costa e aree lacustri.
Le attività hanno coinvolto Genova, in Liguria, Pesaro nelle Marche, Ostia e il Lago di Bracciano nel Lazio, Viareggio in Toscana e Torre Vado, in provincia di Lecce, in Puglia. In quest’ultima località la raccolta dei rifiuti è proseguita anche sott’acqua, grazie alla collaborazione con il Diving Service di Torre Vado.
In alcune delle località coinvolte i rifiuti sono stati pesati al termine delle operazioni. A Genova sono stati raccolti circa 300 chili di rifiuti, mentre sul Lago di Bracciano il peso complessivo è stato di circa 100 chili. Altri 30 chili sono stati recuperati a Viareggio, 26 a Ostia e 31 sulla spiaggia di Torre Vado.
Sempre a Torre Vado, l’intervento sui fondali ha permesso di recuperare circa 50 chili di rifiuti. Nel complesso, nelle località per le quali è stata effettuata la pesatura, sono stati quindi raccolti oltre 500 chili di materiali dispersi nell’ambiente.
Tra i rifiuti recuperati, la plastica ha rappresentato una componente particolarmente significativa. Per Greenpeace, tuttavia, ciò che viene raccolto durante iniziative di questo tipo costituisce soltanto una parte di ciò che quotidianamente finisce nell’ambiente.

«La plastica che abbiamo raccolto oggi è solo una piccola porzione di quella dispersa ogni giorno nell’ambiente, molta della quale è costituita da microplastiche invisibili ad occhio nudo», dichiara Silvia Visca, responsabile dell’unità Biodiversità di Greenpeace Italia.
Secondo Visca, la quantità di plastica prodotta è troppo elevata e il solo riciclo non sarebbe sufficiente ad affrontare il problema.
Greenpeace chiede quindi di ridurre la produzione di plastica vergine, superare progressivamente il modello dell’usa e getta e favorire la vendita di un maggior numero di prodotti sfusi.
L’organizzazione ambientalista sollecita inoltre il governo italiano a sostenere e promuovere le negoziazioni per un trattato Onu sulla plastica che, secondo Greenpeace, dovrebbe introdurre misure ambiziose ed efficaci per contrastare l’inquinamento.
Le negoziazioni sul trattato riprenderanno nel 2027.
Secondo i dati riportati da Greenpeace, ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli ecosistemi acquatici, una quantità paragonata dall’organizzazione al peso di circa 2.200 torri Eiffel.

L’inquinamento da plastica interessa numerose specie marine: sarebbero oltre 800 quelle danneggiate dalla presenza di rifiuti e microplastiche. I materiali plastici possono inoltre entrare nella catena alimentare, nell’acqua e nell’aria.
Particolarmente esposto è il Mediterraneo. Essendo un bacino semichiuso, contiene appena l’1% dell’acqua degli oceani del mondo, ma secondo Greenpeace arriva ad accumulare fino al 7% della microplastica globale.
Anche la fauna marina risente della presenza dei rifiuti.
Nel Mediterraneo occidentale, oltre l’80% delle tartarughe ingerirebbe rifiuti, mentre circa il 50% dei capodogli spiaggiati nell’Adriatico presenta tracce di plastica nello stomaco.
La raccolta organizzata durante il World Cleanup Day ha così riportato l’attenzione sul problema dei rifiuti dispersi nell’ambiente: dai materiali visibili sulle spiagge fino alla plastica e alle microplastiche che raggiungono i fondali e gli ecosistemi acquatici.
Ludovica Combina. TalkCity.it Redazione
Sono Ludovica Combina, ho 19 anni e studio lettere moderne mentre lavoro per poter prendere il tesserino da pubblicista.




