Porto etrusco di 2.300 anni fa davanti al santuario di Minerva

Il mare di Santa Marinella ha restituito una scoperta che potrebbe aggiungere un tassello importante alla conoscenza della navigazione etrusca lungo la costa laziale.
A circa 90 metri dalla riva, sotto appena un metro e mezzo d’acqua, una ricognizione archeologica ha individuato una struttura composta da grandi blocchi di pietra, interpretata come un possibile porto etrusco.
Il ritrovamento si trova davanti a Punta della Vipera, a soli 130 metri dal santuario etrusco dedicato a Minerva, fondato nel VI secolo a.C. È proprio il possibile collegamento tra l’approdo e il luogo sacro a rendere la scoperta particolarmente interessante.
La ricerca, pubblicata sul Journal of Cultural Heritage, individua sul fondale due complessi di blocchi squadrati disposti in modo organizzato.
La struttura forma una configurazione a L che avrebbe delimitato un bacino protetto di circa 3.000 metri quadrati. Il molo parallelo alla costa supera i 60 metri di lunghezza e in alcuni punti è largo oltre cinque metri.
Uno degli elementi più significativi è un piccolo canale formato da due file di blocchi, che collegava il bacino con il mare aperto. Secondo gli archeologi, potrebbe aver favorito il ricambio dell’acqua e limitato l’accumulo di sedimenti, un accorgimento che suggerisce una progettazione portuale tutt’altro che semplice.

Molti blocchi oggi risultano mancanti o spostati. Gli studiosi ipotizzano che parte della struttura sia stata smontata nel corso dei secoli per recuperare materiale da costruzione. Blocchi compatibili sono stati infatti individuati anche nell’area del santuario e della successiva villa rustica romana.
La datazione del possibile porto etrusco è ancora provvisoria. Gli archeologi lo collocano tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., quindi oltre 2.300 anni fa.
La stima è legata anche all’attuale livello del mare e alle caratteristiche costruttive della struttura, ma non è ancora una datazione assoluta.
Particolarmente interessante è la tecnica edilizia, che presenta confronti con sistemi conosciuti nel mondo greco e mediterraneo.
Un elemento che testimonia come le comunità etrusche fossero inserite in una rete di conoscenze tecniche che attraversava il Mediterraneo.
Il valore della scoperta è legato anche alla rarità delle infrastrutture marittime etrusche conservate. La costa a nord di Roma è ricchissima di strutture sommerse romane, mentre sono molto più rare le testimonianze concrete dei porti etruschi.

Gli autori dello studio mantengono comunque una necessaria prudenza.
Se l’interpretazione sarà confermata, il sito potrebbe rappresentare la più antica evidenza conosciuta di un approdo associato a un tempio etrusco. Non è dunque ancora possibile definirlo con certezza il più antico porto etrusco mai scoperto.
La prossima sfida sarà scavare sotto i sedimenti.
Ceramiche, materiali organici o elementi lignei potrebbero permettere di stabilire quando fu costruito il porto, quanto rimase in funzione e, soprattutto, se fu realmente progettato per servire il vicino santuario di Minerva.
A Punta della Vipera, il mare potrebbe quindi aver conservato per oltre duemila anni la traccia di un sistema nel quale navigazione, commercio e religione erano strettamente collegati. Una storia che il porto etrusco sommerso potrebbe finalmente permettere di ricostruire.
Ludovica Combina. TalkCity.it Readzione

