Immagini dei Carabinieri
Bracciano nei dossier del Ros: incontri, documenti riservati e denaro nell’indagine sui legami con l’intelligence russa

I segreti militari italiani, i dossier riservati della Nato e il passaggio di denaro con l’intelligence russa passavano da qui.
C’è il territorio di Bracciano al centro della clamorosa inchiesta di controspionaggio che sta scuotendo gli apparati di sicurezza nazionale.
Molti dei filmati e delle fotografie che oggi inchiodano i membri della rete spionistica sarebbero stati girati proprio nel nostro comune, identificato dai Carabinieri del Ros come il punto d’incontro nevralgico utilizzato per lo scambio di documenti.
I video e i pedinamenti agli atti dell’indagine documentano appuntamenti metodici tra le vie e i locali di Bracciano.

Per la rete si trattava di una scelta logistica precisa: un’area strategicamente vicina alla Capitale, ma ideale per muoversi con discrezione e scambiare materiale sensibile lontano dai radar e dai controlli più esposti di Roma.
Quelli che potevano sembrare normali passaggi in provincia erano in realtà gli incontri chiave di una compravendita di informazioni legate direttamente agli equilibri geopolitici e al sostegno italiano all’Ucraina.
L’operazione, coordinata dalla Procura di Roma e avviata dopo una segnalazione dell’AISI (l’Agenzia di informazioni e sicurezza interna), ha portato agli arresti domiciliari due ex agenti dell’intelligence italiana in pensione, entrambi ex sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri.

Secondo l’accusa, i due avrebbero conservato contatti utili dentro l’apparato pubblico italiano, fungendo da intermediari con i referenti del GRU, il servizio d’intelligence militare di Mosca.
Sarebbe stato proprio a Bracciano che avvenivano gli incontri per consegnare i dossier in cambio di denaro. Il materiale che finiva in mano russa non comprendeva solo segreti militari e informazioni riservate dello Stato, ma anche dati decisamente più sensibili:
i nomi, le coperture e le reti degli agenti operativi italiani sul campo e dello stesso Ros, esponendo le fonti e i metodi investigativi a rischi altissimi.

Oltre ai due ex agenti arrestati, l’inchiesta vede indagate a piede libero altre cinque persone, attualmente ancora in servizio presso il Ministero della Difesa, accusate di aver mantenuto rapporti con l’intelligence russa.
Le accuse contestate a vario titolo dalla Procura comprendono il procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, lo spionaggio politico o militare e la rivelazione di segreti di Stato.
Mentre l’attività del Ros e della Procura prosegue per accertare l’esatta entità e la profondità dei documenti già trasmessi a Mosca, resta il dato cronistico di un’indagine internazionale i cui tasselli fondamentali si sono consumati a pochi passi da casa nostra.
Enrico Negretti. TalkCity.it Redazione

