Marco Piendibene -Sindaco di Civitavecchia
Vittorio Petrelli: “Qual è l’indice di gradimento del Sindaco PIENDIBENE e della sua amministrazione?”

<<In questi giorni è stata pubblicata la graduatoria della Governance poll 2026, realizzata da Noto sondaggi per il Sole 24 Ore su un campione composto da 1.000 elettori in ogni Regione e 600 in ogni Comune, che ha preso in considerazione 92 comuni capoluogo di provincia e le Regioni in cui vige la regola dell’elezione diretta.
Ebbene la sindaca di Firenze, Sara Funaro, è risultata la più apprezzata d’Italia mentre nel Lazio la percentuale più alta l’ha conseguita la sindaca di Viterbo, Chiara Frontini.
Ora sarebbe interessante verificare quale gradimento da parte dei concittadini, tra capacità comunicative, condizioni economiche, sociali e ambientali della città potrebbe ottenere il nostro primo cittadino, Marco Piendibene, ma purtroppo il sondaggio commissionato dal SOLE 24 ore si ferma a 92 capoluoghi di provincia.

Tuttavia considerato che Civitavecchia è una città in cui la percezione sulle persone più in vista è facilmente misurabile non riesce difficile constatare che l’attuale maggioranza di Palazzo del Pincio, uscita dal ballottaggio, stia perdendo sempre più consensi e guadagnando non poche critiche.
Chi avrebbe mai immaginato qualche anno fa che 11.040 alberi piantati a seguito di una prescrizione ambientale sviluppatisi nell’ex Parco Serbatoi dell’Enel per un’estensione di 37 ettari e che oggi mitigano,
in parte, l’inquinamento del Porto -siano a rischio taglio e tutto questo in presenza di una maggioranza che vede al suo interno AVS e M5S che pure dell’ambiente fanno uno dei loro cavalli di battaglia?

Per non parlare dell’Urbanistica sempre più funzionale alla valorizzazione del Fondo immobiliare che per i cittadini, si veda come esempio l’immissione della Ficoncella, da sempre patrimonio pubblico dei civitavecchiesi, in una lista di beni alienabili a privati;
per non parlare del Piano di zona 10, edilizia economica e popolare, sovvenzionata e/o convenzionata, che si poteva subito attuare cancellato a favore dell’edilizia privata e residenze di lusso.
Non è un caso che il dissenso su questo modo di fare urbanistica sia stato espresso anche da Annalisa Tommassini e Massimo Pantanelli, persone sicuramente riconosciute competenti che hanno ricoperto il ruolo di assessore in giunte comunali degli stessi colori politici.
Ma c’è un’ultima chicca da annotare che testimonia come gli uffici del Pincio dedichino il tempo, che pur dovrebbe essere una risorsa preziosa, nel realizzare un Regolamento interno per l’accesso alle Commissioni consiliari.

In parole povere se voi cittadini volete partecipare a una seduta di una Commissione consiliare, pur equiparata a un Consiglio comunale, dovete prenotare un posto scrivendo a una casella mail almeno due giorni prima della giornata in cui è convocata la Commissione stessa e attendendo il riscontro, positivo o negativo.
Eppure nonostante le Commissioni consiliari siano pubbliche la maggioranza che si autodefinisce democratica e che governa il Comune ha pensato bene di creare un vero e proprio filtro per rendere più complicata la partecipazione dei cittadini interessati
La scusante logica per l’adozione di questo Regolamento, che appare unico nel suo genere in Italia, è stata trovata nella capienza dell’Aula Cutuli.

Ora chiunque ha praticato il Pincio potrebbe osservare che le Commissioni consiliari sono spesso convocate con somma urgenza, nel giro di un’ora, raccolta la disponibilità dei commissari e che quindi non ci sono tempi adeguati per “prenotarsi”.
Ma si potrebbe anche notare come le Commissioni si possano riunire nell’Aula Calamatta o nella stessa aula Pucci oppure come, al raggiungimento del numero di posti a sedere dell’Aula Cutuli, il personale addetto al controllo non
ammetta altre persone a assistere ai lavori della Commissione.
Non serviva certo un genio per partorire un’idea migliore e più rispettosa della legge che nell’Italia repubblicana prevede come il pubblico possa assistere, e senza troppi “intralci” burocratici, ai lavori di una commissione.
Cogliamo segnali equivoci che non appaiono in sintonia con una vocazione dell’Amministrazione comunale che a parole si definisce partecipativa ma nei fatti chiude alla partecipazione già scarsa dei cittadini alla vita pubblica.>>
Vittorio PETRELLI
Riceviamo e pubblichiamo


