
Mentre “Roma Regione” rallenta, torna d’attualità l’idea di unire i Comuni del litorale alto Lazio

La nascita della nuova Provincia “Porta d’Italia” rischia di trasformarsi da grande occasione storica a incompiuta della politica del litorale nord del Lazio.
Un progetto ambizioso, capace di ridisegnare il futuro amministrativo, economico e infrastrutturale di un territorio strategico che comprende Fiumicino, Cerveteri, Ladispoli, Santa Marinella, Civitavecchia, Tolfa e Allumiere.
Proprio mentre sembra rallentare il progetto di alzare il ruolo di Roma Capitale al livello di una Regione, torna urgente riprendere il percorso della Nuova Provincia. Eppure, dopo l’entusiasmo iniziale e le approvazioni nei rispettivi consigli comunali, tutto sembra essersi fermato. O quasi.

L’unico vero motore politico e istituzionale dell’iniziativa è stato il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, che fin dall’inizio ha creduto nella creazione di un nuovo ente capace di dare identità, forza e autonomia a un’area che troppo spesso è rimasta schiacciata tra Roma e Viterbo, senza una reale rappresentanza territoriale.
Ma proprio qui emerge il nodo politico.
Gli altri comuni hanno aderito formalmente al progetto, votando favorevolmente nei consigli comunali, ma successivamente non hanno mostrato quella determinazione necessaria per trasformare l’idea in una battaglia condivisa.

Nessuna vera cabina di regia politica, nessuna pressione istituzionale, nessuna iniziativa forte per accompagnare il percorso. Di fatto, tutti hanno finito per appoggiarsi esclusivamente alla spinta di Baccini.
E quando il sindaco di Fiumicino — assorbito dalla gestione di un comune strategico che ospita il principale aeroporto d’Italia e che presto potrebbe diventare anche un punto di riferimento portuale — ha inevitabilmente rallentato la sua azione sul dossier, l’intero progetto si è arenato.
Ma sarebbe un errore enorme pensare che “Porta d’Italia” serva soprattutto a Fiumicino. La verità è esattamente il contrario. Fiumicino ha già una centralità economica e infrastrutturale consolidata.

Sono soprattutto gli altri comuni a poter ottenere il massimo beneficio dalla nascita della nuova provincia: maggiore peso politico, più capacità di attrarre investimenti, una governance territoriale più vicina alle esigenze del litorale, una programmazione unitaria su turismo, mobilità, ambiente, sviluppo portuale e servizi.
Per città come Cerveteri o Ladispoli significherebbe uscire definitivamente da una posizione periferica.
Per Santa Marinella e Civitavecchia si aprirebbe la possibilità di costruire una vera strategia condivisa sul mare e sulla logistica.
Per Tolfa e Allumiere vorrebbe dire tornare protagoniste in un disegno territoriale moderno e integrato.

Ora serve uno scatto politico. I sindaci del territorio devono assumersi la responsabilità di guidare questa battaglia insieme, senza delegare tutto a Fiumicino.
Devono tornare a sedersi attorno a un tavolo, costruire un fronte istituzionale comune e far capire alla Regione e al Governo che questo territorio vuole davvero diventare “Porta d’Italia”.
Perché occasioni simili non capitano spesso. E lasciarsele sfuggire, per inerzia o mancanza di visione, sarebbe un errore che il litorale nord del Lazio potrebbe pagare per decenni.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione






