
Anche la “svendita” del Castello di Santa Severa può servire per accaparrarsi i voti di qualche commerciante “credulone”

C’è qualcosa di affascinante, quasi cinematografico, nel Castello di Santa Severa: il mare che lambisce le mura, la storia che attraversa i secoli, e quel senso di patrimonio condiviso che dovrebbe appartenere a tutti.
Ed è proprio qui che la narrazione politica, come spesso accade in campagna elettorale, incontra la fantasia.
Perché, si sa, in campagna elettorale vale tutto. E spesso anche il contrario di tutto. Le promesse si moltiplicano, si rincorrono, si trasformano in leve persuasive più che in impegni concreti.

L’abilità, per chi ascolta, sta nel capire quanto peso dare a quelle parole. E soprattutto quanto possano resistere oltre il giorno delle elezioni.
L’ultima voce che circola riguarda proprio il Castello di Santa Severa, che qualcuno sembrerebbe “offrire” – con una certa disinvoltura – a imprenditori, prospettando una futura disponibilità ampia, quasi totale, della struttura a fini commerciali. Un’ipotesi suggestiva, certo. Ma anche decisamente discutibile.
Perché la realtà, quella amministrativa, è ben diversa: il castello è gestito dalla Regione Lazio attraverso LazioCrea, una società in house che ne cura programmazione, valorizzazione e utilizzo.

Non è, dunque, un bene nella disponibilità di singoli o di cordate politiche, ma un patrimonio pubblico sottoposto a regole precise.
È vero, nei prossimi giorni è previsto il rinnovo del direttivo di LazioCrea, ormai giunto a scadenza di mandato.
Ed è altrettanto vero che, secondo indiscrezioni già riportate da alcune testate nazionali, la governance potrebbe spostarsi in quota Forza Italia.
Ma – ed è bene sottolinearlo – in assenza di atti ufficiali e documentazioni certe, il condizionale resta d’obbligo.

E proprio qui si inserisce la contraddizione: se davvero gli equilibri gestionali dovessero cambiare, verrebbero meno quei presupposti che qualcuno oggi sembra dare per acquisiti.
Insomma, promesse costruite su basi tutt’altro che solide.
Resta allora una domanda, forse la più semplice e la più scomoda: c’è ancora qualcuno disposto a credere a questo tipo di promesse elettorali?
Come si dice, il paese è piccolo e la gente mormora. E in certi casi, più che il problema di non essere conosciuti, emerge quello opposto: esserlo fin troppo bene.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione







