Fino al 7 marzo 2026 la Galleria Zema di Roma ospita On Becoming a Wolf, la nuova mostra di Francesca Cao
Un progetto fotografico intenso e visionario che indaga il tema della liberazione del femminile attraverso un linguaggio intimo, istintivo e profondamente sperimentale.

L’esposizione presenta un corpus di immagini realizzate con una tecnica analogica brevettata dall’artista, l’Errore Metodico, basata sulla sovrapposizione intenzionale di più fotogrammi in fase di scatto.
Lontano da ogni intento documentaristico, il lavoro prende forma come una narrazione interiore e psicanalitica: un viaggio visivo che attraversa le zone più fragili e potenti dell’identità, dove memoria e presente, coscienza e inconscio, controllo e abbandono convivono in equilibrio instabile.
Le fotografie non mirano a restituire una realtà oggettiva, ma aprono uno spazio emotivo in cui lo sguardo dello spettatore è chiamato a perdersi, a lasciarsi attraversare, a interpretare.

Al centro del progetto vi è una profonda riflessione sul rapporto tra fotografia e verità. Cao, che assume contemporaneamente il ruolo di autrice e curatrice,
ribalta la tradizione che ha spesso attribuito alla fotografia una funzione testimoniale e di fedeltà al reale.
Qui l’immagine si fa territorio soggettivo, luogo di esperienza e di rivelazione interiore: una superficie instabile e stratificata, attraversata da slittamenti e tensioni che rendono visibile un immaginario intimo, lontano dalla perfezione levigata del digitale.

Il dialogo con il surrealismo, in particolare con le teorie di André Breton, emerge con forza nell’uso consapevole dell’errore e dell’imprevisto come strumenti creativi.
Una macchina fotografica del 1936 viene progressivamente sottratta alla funzione di controllo per diventare parte attiva del processo espressivo.
Sfocature, movimenti e sovrapposizioni generano immagini sospese, prossime alla logica del sogno lucido, capaci di suggerire molteplici livelli di lettura. In questo abbandono del controllo, l’errore non è più scarto, ma gesto generativo.

Come sottolinea Alessia Locatelli, curatrice della Biennale di Fotografia Femminile, il lavoro di Cao “trascende le norme convenzionali, abbracciando l’imprevedibilità dell’emozione umana e aprendo all’esplorazione di infinite possibilità”.
Le immagini diventano così metafore visive della resilienza, del pensiero laterale e della creatività, in un costante slittamento dalla razionalità verso una dimensione più profonda e istintiva.
Il titolo On Becoming a Wolf richiama esplicitamente il celebre saggio Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés e si configura come un invito a riscoprire l’anima selvaggia, a sottrarsi all’ossessione per l’ordine e la forma compiuta.

La fotografia si libera dal peso della rappresentazione per diventare esperienza di luce e materia, spazio di proiezione per lo spettatore.
La verità, suggerisce l’artista, non si trova nella superficie dell’immagine, ma si attiva nel mondo interiore di chi guarda, là dove l’essere smette di controllarsi e inizia, forse, a diventare.
Francesca Cao, fotografa italiana residente a Milano, vanta una formazione filosofica e fotografica internazionale e un percorso espositivo che attraversa Europa e Stati Uniti.

Il progetto On Becoming a Wolf ha già ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui una menzione d’onore ai Tokyo International Foto Awards
e l’inclusione nella mostra annuale dell’Houston Center for Photography nel 2025, confermando la forza innovativa della sua ricerca.
Ad accogliere la mostra è la Galleria Zema, fondata a Roma nel 2025 da Emanuela Zamparelli, spazio indipendente dedicato esclusivamente alla promozione della fotografia contemporanea femminile.

Zema si propone come luogo di visibilità, ascolto e resistenza culturale, dove corpo, identità, memoria e conflitto diventano strumenti per ripensare il presente attraverso lo sguardo delle artiste.
On Becoming a Wolf non è soltanto una mostra fotografica, ma un’esperienza immersiva che invita a rallentare, a osservare, a sentire.
Un percorso che interroga lo spettatore e lo accompagna dentro una dimensione intima, fragile e potente, dove l’arte si fa strumento di conoscenza e trasformazione.
Ludovica Combina. TalkCity.it Redazione
