Per la “Livorno-Civitavecchia” il governo valuta un nuovo progetto di fattibilità
Ancora una volta la Tirrenica sembra tornare al “via”, come nel celebre gioco dell’oca. Il governo studia infatti l’ipotesi di azzerare i progetti esistenti per l’adeguamento e la messa in sicurezza della Livorno–Civitavecchia e ripartire con un nuovo progetto di fattibilità tecnico-economica, affidato ad Anas.
Una scelta che riaccende polemiche e tensioni istituzionali, in particolare con la Regione Toscana, che parla apertamente di una decisione “drammatica”.
L’orientamento dell’esecutivo è stato confermato da Manfredi Potenti, senatore toscano della Lega e uomo di fiducia del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

La linea è chiara: fermare tutto, ripartire da zero e poi avviare finalmente i cantieri, con un nuovo studio dal costo stimato di circa 25 milioni di euro. Una strategia che Salvini, secondo Potenti, considera necessaria per superare criticità tecniche e procedurali accumulate nel tempo.
Di segno opposto la reazione della Regione Toscana. «È una notizia drammatica», ha commentato l’assessore alle infrastrutture Filippo Boni, annunciando che a marzo approderà in Consiglio regionale la proposta di costituzione di Toscana Strade,
una società pensata per la gestione della FiPiLi, altra grande infrastruttura viaria al centro del dibattito.

La Tirrenica è da decenni simbolo di promesse mancate. Il progetto Livorno–Civitavecchia nasce nel 1968, sull’onda dell’entusiasmo per l’Autostrada del Sole.
Ma i numeri raccontano una storia diversa: su 242 chilometri complessivi, ad oggi risultano realizzati circa 14 chilometri tra Civitavecchia e Tarquinia e 40 tra Collesalvetti e Cecina Nord.
Una media di un chilometro all’anno, accompagnata da polemiche, ricorsi e continui cambi di impostazione.

Secondo la Lega, i vecchi progetti non sono più utilizzabili. Da un lato perché erano pensati come autostrada, mentre oggi l’obiettivo è un adeguamento a superstrada, con caratteristiche tecniche differenti;
dall’altro perché molti vincoli paesaggistici e idraulici sono scaduti, rendendo inutile l’acquisizione degli elaborati precedenti, nati in ambito Sat e poi passati ad Anas.
Il Partito Democratico incalza il governo chiedendo di partire almeno dai lotti più critici, ma la replica leghista è netta: senza un quadro complessivo dei costi e un progetto unitario non sarebbe possibile procedere.

Potenti ricorda inoltre la presenza di un commissario straordinario per l’opera, sottolineando però come il vero nodo resti quello delle risorse.
Nel dibattito riaffiora anche una vecchia ipotesi: un project financing che metta insieme Tirrenica e FiPiLi, infrastruttura con un traffico nettamente superiore.
Un’idea già ventilata in passato e mai decollata, ma che torna ora sul tavolo come possibile via d’uscita.
Intanto, tra annunci di ripartenze e nuovi stop, la Tirrenica continua a incarnare il paradosso delle grandi opere incompiute italiane: mezzo secolo di discussioni, pochi chilometri realizzati e la sensazione, ancora una volta, che sia “tutto da rifare”.
TalkCity.it Redazione

