Nuova Provincia Porta d’Italia… i tempi per la nascita sembrano ormai maturi

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Redazione
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La Nuova normativa su Roma Capitale costringe i Comuni dell’Area Metropolitana a riunire i territori; sindaci a confronto all’Hilton di Fiumicino

Questa mattina, presso l’hotel Hilton dell’aeroporto di Fiumicino, si è svolto il convegno promosso dal Comune di Fiumicino dedicato all’aggiornamento sulla nuova normativa che riconosce Roma Capitale come ente autonomo e costitutivo della Repubblica, al pari di Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato.

La riforma, destinata a ridisegnare gli assetti territoriali del Lazio, comporterà la creazione di nuove province che raggrupperanno i Comuni oggi appartenenti all’Area metropolitana di Roma.

Il comma 3 dell’articolo 1 della legge stabilisce un termine di sei mesi dall’entrata in vigore della norma per la definizione dei nuovi enti territoriali.

Il Sindaco di Fiumicino Mario Baccini, aprendo i lavori, ha sottolineato che discutere della riforma costituzionale su Roma significa affrontare una questione cruciale per la modernizzazione istituzionale dell’Italia.

Dopo oltre trent’anni di tentativi, l’obiettivo è dare stabilità, continuità e capacità di programmazione alla Capitale, chiarendo ruoli e responsabilità tra Comune, Municipi, Città Metropolitana, Regione e Stato, senza “dare di più a Roma”.

Ha evidenziato che un’autonomia maggiore di Roma richiede una governance metropolitana equilibrata, trasformando il rischio di squilibrio in un’opportunità attraverso un modello policentrico e strumenti di coordinamento condivisi, come una cabina di regia tra Roma, Regione e Comuni.

In questo quadro si inserisce la proposta della nuova provincia Porta d’Italia (area nord-ovest), con identità socio-economica omogenea e forte vocazione produttiva e logistica.

La provincia potrà riequilibrare il territorio se avrà funzioni chiare – pianificazione territoriale, coordinamento infrastrutturale e scolastico, promozione turistica e industriale, gestione di coste e borghi – e manterrà rapporti cooperativi con Roma e la Città Metropolitana, lavorando accanto alla Capitale, non contro di essa.

Infine, Baccini ha evidenziato che politiche pubbliche integrate, soprattutto nella mobilità (ferrovia, trasporto pubblico locale, collegamenti come Roma-Lido, Roma-Fiumicino e Roma-Latina), saranno decisive: Roma e il suo territorio devono essere governati come un unico ecosistema.

Nel corso del convegno sono intervenuti numerosi sindaci del territorio, che hanno sollecitato il parlamentare Alessandro Battilocchio,

Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie e primo firmatario della proposta di legge per l’istituzione della nuova provincia “Porta d’Italia”, a velocizzare l’iter e garantire un percorso chiaro e condiviso per la futura riorganizzazione istituzionale.

Alessandro Battilocchio apre salutando amministratori e sindaci e definisce l’incontro come un momento di “partenza e ripartenza” verso la nuova Provincia Porta d’Italia.

Ricorda che il territorio ha già fatto passi avanti importanti dopo l’approvazione dell’art. 3 della nuova normativa, e invita a sfruttare il vantaggio acquisito.

Sottolinea che in Parlamento sono state presentate due proposte di legge nate direttamente dal territorio.

La decisione del comune di Civitavecchia di fare marcia indietro non rappresenta, secondo lui, un ostacolo significativo: la normativa lo permette e, in ogni caso, la maggior parte dei comuni ha aderito con compattezza.

A Civitavecchia, inoltre, procede una partecipata raccolta firme.

Battilocchio aggiorna sugli sviluppi parlamentari, annunciando che Forza Italia ha richiesto la calendarizzazione della proposta di legge, anche alla luce di nuovi elementi emersi nelle analisi tecniche.

Lancia poi un messaggio politico: è il momento per i partiti di “scoprire le carte”.

Se esistono dubbi o perplessità, devono essere dichiarati apertamente, perché i consigli comunali si sono già espressi con decisione e ora servono coerenza e chiarezza.

Invita a valorizzare il lavoro svolto: i voti dei consigli, le proposte di legge già depositate e il convegno alla Camera che ha chiarito ulteriormente le posizioni.

L’incontro odierno serve sia per approfondire gli aspetti tecnici, sia per dare un segnale politico forte e unitario.

Conclude affermando che, quando partirà il processo previsto dall’art. 1 comma 3, il territorio dovrà essere pronto.

Garantisce il suo pieno sostegno, ricordando il legame personale con quest’area, e richiama l’importanza di scelte consapevoli e posizioni nette su un progetto di tale rilevanza.

Nel convegno sono intervenuti anche il sindaco di Ladispoli Alessandro Grando e l’ex sindaco di Santa Marinella Pietro Tidei che hanno ribadito, con prospettive diverse, la necessità di un cambio istituzionale per il litorale nord del Lazio.

Alessandro Grando ha posto l’accento sul valore politico e simbolico dell’iniziativa: non un progetto di parte, ma il risultato di un dialogo trasversale tra amministrazioni diverse, unite dalla consapevolezza che l’attuale assetto non garantisce più rappresentanza al territorio.

Per Grando, Porta d’Italia riconosce un’unità territoriale già esistente e permette decisioni più vicine ai cittadini. Il sindaco rivendica l’importanza strategica dell’area — aeroporti, porti, turismo, agricoltura, imprese — e chiarisce che non si tratta di uno scontro con Roma,

ma di una sfida con sé stessi: dimostrare capacità di governo, programmare sviluppo e offrire opportunità ai giovani. Conclude richiamando il valore delle scelte coraggiose e della responsabilità condivisa.

Pietro Tidei ha invece evidenziato gli ostacoli normativi e politici che ancora frenano l’istituzione della provincia, nonostante se ne discuta dagli anni Settanta.

La riforma su Roma Capitale — che amplia poteri e risorse alla Capitale — rischia, secondo Tidei, di rallentare ulteriormente il processo, coinvolgendo troppi comuni in scelte complesse e dilatando i tempi.

Per questo sollecita l’approvazione immediata della proposta di legge già depositata in Parlamento, sfruttando l’attuale maggioranza.

Ricorda la forza economica dell’area — Fiumicino in crescita, Civitavecchia leader nel crocierismo, territorio etrusco omogeneo — e avverte che rinviare ancora significherebbe perdere un’occasione storica.

Entrambi gli interventi convergono su un punto: Porta d’Italia rappresenta un’opportunità concreta per dare forma a un territorio coeso e strategico, e il momento di agire è adesso.

Ha preso poi la parola il Prof. Enrico Michetti, riferimento tecnico del progetto della Nuova Provincia.

Nel suo intervento il Prof. Michetti ha chiarito un punto fondamentale: i Comuni del litorale nord non stanno “lasciando Roma”, ma stanno affrontando una revisione istituzionale ormai inevitabile.

Michetti ha spiegato che l’attuale sistema della Città Metropolitana non sarebbe comunque riuscita a garantire una gestione adeguata a un’area così diversa e complessa come il litorale nord: porti, aeroporto, turismo, economia del mare, infrastrutture strategiche e territori costieri richiedono una governance dedicata e omogenea.

La nuova Provincia — ha detto — permetterà di:

  • gestire direttamente servizi e infrastrutture;
  • valorizzare le risorse del territorio;
  • ottenere una rappresentanza più vicina ai cittadini;
  • costruire un modello amministrativo non più centrato su Roma ma sul mare, sui trasporti e sulle vocazioni locali.

Il percorso è chiaro: raccolte le delibere dei consigli comunali, ora l’approvazione parlamentare. Una procedura che, secondo Michetti, può concludersi in tempi rapidi.

Il principio finale è netto: non si sta scegliendo se andare o restare con Roma. La revisione istituzionale in corso obbliga questo territorio a decidere, e la creazione della Provincia Porta d’Italia rappresenta — per caratteristiche e necessità — l’unica opzione realmente praticabile.

Dopo l’intervento del Sindaco di Allumiere Landi ha parlato il Consigliere Comunale di Civitavecchia Massimiliano Grasso che ha ribadito come sembra inverosimile la possibilità della sua città di scegliere di legarsi alla Provincia di Viterbo.

Ha chiuso di fatto i lavori l’intervento, molto tecnico ed assolutamente interessante, del professore Universitario Paolo Poletti, anche lui Consigliere Comunale di Civitavecchia.

Poletti ha evidenziato come la proposta di istituire la nuova provincia Porta d’Italia nasca da un cambiamento istituzionale profondo: la riforma su Roma Capitale ha creato una distanza crescente tra i comuni costieri e il centro decisionale romano.

In questo vuoto amministrativo emerge la necessità di un ente territoriale capace di rappresentare e governare in modo coerente il sistema economico più dinamico del Lazio: il corridoio integrato porto di Civitavecchia – aeroporto di Fiumicino.

L’intervento ha sottolineato che, sebbene porto e aeroporto siano tra le infrastrutture strategiche più rilevanti del Paese e distino appena 60 km, non sono mai stati gestiti come un’unica piattaforma logistica.

Il vero salto di qualità non risiede quindi nella costruzione di nuove opere, ma nella integrazione procedurale e digitale delle infrastrutture esistenti.

Poletti ha delineato gli elementi chiave per realizzare il primo hub intermodale integrato d’Italia, in grado di garantire continuità dei flussi merci e passeggeri tra mare, aria, ferrovia e autostrada:

  • piattaforme digitali unificate per la gestione dei documenti e dei flussi;
  • corridoi doganali controllati e interoperabili;
  • sdoganamento anticipato già in mare o in volo;
  • tracciabilità continua tramite RFID e sensoristica IoT;
  • controlli sanitari e fitosanitari paralleli, riducendo tempi e colli di bottiglia.

Secondo Poletti, un sistema così avanzato consentirebbe a Civitavecchia e Fiumicino di competere con i principali gateway del Mediterraneo e di diventare il vero Fresh Gateway d’Italia, intercettando flussi di prodotti freschi oggi diretti verso hub stranieri.

Infine, ha chiarito che la nuova provincia non rappresenta un’operazione simbolica o identitaria, ma una scelta di sviluppo: dotare un’area già unita per vocazione economica, logistica e turistica dell’assetto istituzionale necessario per sostenerne la crescita.

Porta d’Italia è quindi una visione strategica: un territorio che non guarda più a Roma come periferia, ma all’Europa e al Mediterraneo come porta del Paese verso il mondo.

Corrado Orfini

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