
Medio Oriente sull’orlo di un’escalation: Tel Aviv annuncia l’azione militare, Teheran risponde colpendo la base USA di Juffair in Bahrein. Analisi del prof. Paolo Poletti
È una mattina che rischia di cambiare gli equilibri del Medio Oriente. “Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran per rimuovere le minacce nei suoi confronti”.
Con queste parole il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato l’operazione militare contro obiettivi iraniani, dichiarando contestualmente “lo stato di emergenza immediato” su tutto il territorio nazionale.
Le sirene d’allarme hanno iniziato a risuonare in diverse città israeliane mentre il Comando del Fronte Interno ha invitato la popolazione a rimanere nelle vicinanze dei rifugi antiaerei.
Il governo di Israele ha parlato di un’azione necessaria per neutralizzare “minacce imminenti e concrete” provenienti dall’Iran.
La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Secondo quanto riferito dalle autorità locali e rilanciato da fonti internazionali, l’Iran avrebbe colpito la base statunitense di Juffair, in Bahrein, struttura che ospita asset strategici della Marina americana nel Golfo Persico. (video)
Il raid contro la base di Juffair segna un passaggio delicatissimo: l’ingresso diretto degli Stati Uniti nello scenario operativo potrebbe trasformare l’attuale confronto in un conflitto regionale su larga scala.
Intanto, nel Golfo Persico e lungo i confini settentrionali di Israele, le forze armate restano in stato di massima allerta.
Abbiamo raggiunto il prof. Paolo Poletti, accademico esperto di politica internazionale, per un commento a caldo sugli sviluppi delle ultime ore.
Professore, cosa significa ‘attacco preventivo’ in questo contesto?
“Significa che Israele ritiene di avere prove di una minaccia imminente tale da giustificare un’azione militare anticipata.
È una dottrina che Tel Aviv ha già applicato in passato. Ma qui il quadro è diverso: l’Iran non è un attore periferico, è una potenza regionale con alleanze, capacità missilistiche e influenza su più fronti”.
Il colpo alla base USA in Bahrein cambia lo scenario?
“Lo cambia profondamente. Colpire una base statunitense significa alzare il livello dello scontro.
Non è più solo Israele contro Iran: il rischio è l’allargamento del conflitto agli Stati Uniti e, indirettamente, ad altri attori globali. È un messaggio politico prima ancora che militare”.
Cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime ore?
“Molto dipenderà dalla risposta americana e dalla capacità diplomatica delle grandi potenze.
Siamo davanti a un punto di non ritorno simbolico.
Se le rappresaglie continueranno con questa intensità, il conflitto potrebbe estendersi ben oltre i confini attuali. Ma esiste ancora uno spazio – seppur minimo – per una de-escalation”.
L’attacco israeliano e la risposta iraniana arrivano in un momento già segnato da tensioni internazionali, crisi energetiche e instabilità economica.
Un conflitto aperto tra Israele e Iran, con il coinvolgimento degli Stati Uniti, avrebbe ripercussioni immediate sui mercati finanziari, sul prezzo del petrolio e sugli equilibri geopolitici globali.
Le cancellerie europee stanno seguendo con estrema attenzione l’evolversi della situazione, mentre le Nazioni Unite hanno convocato una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza.
Il mondo trattiene il fiato. Le prossime ore saranno decisive.
Corrado Orfini
