Domenica scorsa la Marcia della pace ha riunito comunità, associazioni e sindaci del litorale: consegnati il Messaggio della pace e il Manifesto per il bene comune.
Domenica 25 gennaio 2026, cittadini, famiglie, bambini, giovani e amministratori locali hanno partecipato alla Marcia della pace, promossa dall’Azione cattolica delle diocesi di Porto-Santa Rufina e Civitavecchia-Tarquinia.
L’iniziativa si è conclusa nell’auditorium della parrocchia di Santa Maria del Rosario, diventato luogo di ascolto, confronto e responsabilità condivisa. Qui la pace non è stata evocata come slogan, ma vissuta come scelta civile e comunitaria.

Alla marcia hanno preso parte rappresentanti istituzionali di diversi Comuni del litorale. Erano presenti i sindaci di Fiumicino e Cerveteri, Mario Baccini ed Elena Gubetti, il vicesindaco di Tarquinia Enrico Leoni, e assessori di Ladispoli, Civitavecchia e Allumiere: Margherita Frappa, Antonella Maucioni e Romina Scocco.
Una partecipazione che ha superato i confini comunali e ha dato all’evento una dimensione più ampia, maturata attraverso un percorso di confronto e responsabilità promosso dalle diocesi sul tema del bene comune.

Nel corso dell’incontro si sono alternati contributi, video e testimonianze dedicati ai temi dell’ascolto, delle relazioni e della gioia come strumenti concreti di costruzione della pace. Un linguaggio semplice, pensato per parlare alle persone prima che alle istituzioni.
Il momento più intenso è stato la testimonianza di Naseer Ahmad Rishtia, 25 anni, originario dell’Afghanistan. Nato in un Paese segnato dalla guerra, è stato costretto a lasciare la propria terra, dove vivono ancora i suoi genitori e le sue sorelle.
Arrivato in Italia grazie a un corridoio umanitario e al sostegno della Comunità di Sant’Egidio, ha raccontato cosa significhi cercare pace lontano da casa.

Arrivato nel nostro Paese a 22 anni, Rishtia ha conseguito un master in economia e oggi lavora a Roma. La sua storia ha dato un volto concreto al dramma dei conflitti, mostrando come la pace, per molti, significhi anche separazione, perdita e ricostruzione.
Nel suo intervento, il vescovo Gianrico Ruzza ha richiamato l’urgenza di un cambio di prospettiva:
«Viviamo in un mondo ferito da conflitti, paure e divisioni. Eppure la pace è possibile e concreta. Nasce dal cuore di ciascuno, dalla capacità di ascoltare e di scegliere il bene comune».

In chiusura, le amministrazioni comunali hanno ricevuto e sottoscritto il Messaggio della pace e il Manifesto per il bene comune. Un documento che apre un percorso nei territori per
“edificare una città degli uomini che abbia il suo riferimento nel bene comune”.
La giornata di Ladispoli ha mostrato come la pace non sia solo una questione internazionale. È una responsabilità locale, che passa dalle comunità, dalle istituzioni e dalle scelte quotidiane.
Camminare insieme, anche sotto la pioggia, ha significato affermare che la pace non è retorica, ma una pratica che tiene uniti i territori e rafforza il senso civico.

Dino Tropea TalkCity,it Cerveteri
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.
Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale.
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