Prima approvato, poi cancellato senza spiegazioni; dalla promessa di rilancio culturale alla retromarcia improvvisa: l’amministrazione Piendibene nel mirino di giovani, artisti e operatori

C’è un filo sottile che separa la programmazione amministrativa dalla confusione. A Civitavecchia, sul caso del Montegrappa Festival 2026, quel filo sembra essersi spezzato.
A parlare sono gli atti ufficiali, non le interpretazioni.
Il 16 febbraio 2026, la Giunta guidata dal sindaco Marco Piendibene approva con entusiasmo il progetto: una rassegna culturale, musicale e artistica pensata per animare il centro storico da maggio ad agosto, con tanto di patrocinio, esenzione dal suolo pubblico e persino un supporto economico per i diritti SIAE fino a 5.000 euro .
Non solo: nello stesso atto si riconosce il valore dell’iniziativa come strumento di rigenerazione urbana, promozione turistica e coinvolgimento delle giovani generazioni. Un progetto definito meritevole, partecipato e già testato con successo nella prima edizione.


Poi, all’improvviso, il colpo di scena. Il 30 marzo 2026, con una nuova delibera, la stessa Giunta Piendibene revoca tutto .
Motivazione? Una formula burocratica: “rinnovata valutazione dell’interesse pubblico”. Tradotto: niente festival. Senza spiegazioni concrete.
Due mesi. Tanto è bastato per passare dall’entusiasmo istituzionale alla cancellazione. Nel mezzo, però, non c’è il vuoto.
C’è il lavoro di mesi. C’è chi, come Emanuele Coleine, aveva avviato già da settembre tutte le pratiche, forte anche dell’incoraggiamento ricevuto dalle istituzioni dopo il successo della prima edizione.

C’è chi ha firmato contratti con sponsor e fornitori.
C’è chi ha aperto le candidature, ricevendo circa 100 adesioni tra musicisti e artigiani.
C’è un’intera rete culturale che si era messa in moto.

E poi, una PEC. Una revoca. Senza una spiegazione chiara. Non è solo una questione amministrativa. È una questione politica.
Perché quando un’amministrazione prima promuove un progetto come simbolo di rilancio urbano e poi lo cancella senza motivazioni trasparenti, il messaggio che passa è devastante.
Lo dice chiaramente Erika, titolare di un locale in via Montegrappa:
“Tra il 16 febbraio e il 30 marzo deve essere successo qualcosa di cui non siamo a conoscenza”.
Una frase che pesa come un macigno. Perché racconta il vero nodo della vicenda: l’assenza totale di comunicazione.

Il Comune si rifugia dietro l’articolo 21 quinquies della legge 241/90, che consente la revoca per sopravvenuti motivi di pubblico interesse .
Ma qui il punto è un altro. Quali motivi? Quale interesse pubblico è cambiato in appena 40 giorni? E soprattutto: perché non viene spiegato?
Perché se davvero esistono criticità, la città ha il diritto di conoscerle. Se invece non ci sono, allora siamo davanti a un problema ben più grave: l’improvvisazione amministrativa.

Il Montegrappa Festival non era solo musica. Era riqualificazione urbana, arte, economia locale, socialità. Era uno dei pochi progetti capaci di parlare davvero ai giovani. E oggi quei giovani si trovano davanti a un’amministrazione che prima dice sì, poi dice no. Senza spiegare.
Il rischio è chiaro: spegnere entusiasmo, scoraggiare iniziative, allontanare energie positive. Alla fine, resta una domanda semplice.
Chi ha deciso di fermare il Montegrappa Festival e perché?

Perché dietro una delibera si nascondono scelte politiche. E le scelte politiche, in una città che vuole crescere, devono essere spiegate. Sempre.
Soprattutto quando a pagarne il prezzo sono i giovani, la cultura e il futuro di Civitavecchia.
Detto questo, sicuramente usando modi e toni diversi, ci sentiamo di poter ripetere una frase che negli ultimi tempi echeggia tra le vie di Civitavecchia…. “Sindaco, vergogna!”
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
