Nuova piramide alimentare americana: dagli Stati Uniti un cambio di paradigma che divide. L’analisi della biologa nutrizionista Michela Orcani.
Negli Stati Uniti il cambiamento è stato annunciato senza troppi giri di parole. Le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, pubblicate dalle autorità sanitarie federali, parlano apertamente di un nuovo paradigma alimentare. Al centro non c’è più la quantità, ma la priorità metabolica.
Nasce così la cosiddetta piramide alimentare rovesciata, un modello che sta accendendo il dibattito internazionale, tra entusiasmi, semplificazioni e molte incomprensioni.

Per capire cosa c’è davvero dietro questa rivoluzione apparente, abbiamo intervistato la dottoressa Michela Orcani, biologa nutrizionista, che da tempo collabora con Talk City e lavora sul rapporto tra metabolismo, qualità degli alimenti e prevenzione delle patologie croniche.
Dottoressa Orcani, negli ultimi giorni si è parlato molto della piramide alimentare americana rovesciata. Secondo lei, si stanno dicendo troppe sciocchezze?
Sì, decisamente. Si sta discutendo molto senza considerare il contesto in cui questa piramide nasce. Negli Stati Uniti la spesa sanitaria legata all’obesità e alle patologie correlate è in costante crescita. È evidente che questo modello si rivolga a una popolazione metabolicamente compromessa, spesso obesa. Non è una piramide pensata per insegnare quanto mangiare, ma per chiarire quali alimenti abbiano la priorità dal punto di vista metabolico.
Quindi non è una guida alle frequenze di consumo?
Esatto. Questo è il primo grande fraintendimento. La piramide non indica quante volte mangiare un alimento, ma quale impatto ha sul metabolismo. Il messaggio centrale è semplice: per contrastare l’obesità è fondamentale dare priorità metabolica a proteine, frutta e verdura, poi ai grassi e solo infine ai cereali integrali.

Molti si sono allarmati vedendo le proteine “in cima” alla piramide. È davvero un invito a mangiare più carne?
Assolutamente no. Il fatto che le proteine siano alla base della piramide rovesciata non significa mangiare carne rossa tre volte al giorno o eccedere con le proteine. Significa riconoscere che esistono molte fonti proteiche che dovrebbero essere presenti quotidianamente, ma senza eccessi. La stessa piramide indica un apporto proteico di circa 1,2–1,6 grammi per chilo di peso corporeo. È un range che utilizziamo tranquillamente anche in Italia, in base alle condizioni cliniche della persona.
E i cereali integrali? Vederli in fondo ha fatto gridare allo scandalo.
Anche qui si è semplificato troppo. I cereali integrali non vengono eliminati. La piramide parla di due-quattro porzioni al giorno. Questo significa che possono essere presenti a colazione e anche a pranzo e cena. Il loro posizionamento indica semplicemente che non devono essere la base assoluta dell’alimentazione, soprattutto in soggetti con problemi metabolici.

Qual è allora il vero messaggio positivo di questa piramide?
Il messaggio migliore è chiarissimo. Consumare cibo autentico, cibo vero, non ultra-processato. Mantenere gli zuccheri semplici il più bassi possibile. Ricordare che anche i grassi hanno un limite, soprattutto quelli saturi. Su questi punti non si può che essere d’accordo.
E cosa invece non funziona in questo modello?
Manca completamente il concetto di qualità degli alimenti. Mettere tutte le proteine sullo stesso piano è un errore. La carne rossa non può stare sopra il pesce. Pollo e formaggio non possono precedere i legumi. Lo stesso vale per i grassi: il burro non può avere lo stesso valore nutrizionale della frutta secca. Su questo aspetto, gli americani hanno ancora molto da imparare.

Molti hanno detto che questa piramide supera la dieta mediterranea. Lei cosa risponde?
Rispondo senza esitazione. No. La dieta mediterranea non si batte. Ha già al suo interno il concetto di equilibrio, qualità degli alimenti, varietà delle fonti proteiche e centralità dei vegetali. Non ha bisogno di essere rovesciata, ma solo capita e applicata meglio.
In conclusione, la piramide alimentare americana rovesciata non è una rivoluzione universale, ma un tentativo di rispondere a un’emergenza reale. Capirla senza ideologia, come suggerisce la dottoressa Michela Orcani, significa distinguere tra priorità metaboliche e qualità nutrizionale.

Occorre ricordare che, quando si parla di alimentazione, non esistono scorciatoie grafiche capaci di sostituire cultura, conoscenza e buon senso.
La dottoressa Michela Orcani, biologa nutrizionista e consulente dell’articolo, è contattabile attraverso la piattaforma MioDottore. Per i lettori di TalkCity.it è prevista una tariffa agevolata: al momento della prenotazione è sufficiente indicare il codice Talk10.
Un piccolo gesto di attenzione verso chi sceglie di informarsi prima di scegliere.

Dino Tropea TalkCity.it Redazione
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.
Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale.
Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.
