farmacie diventano centri sanitari polifunzionali
Maria Stella Giorlandino: «Prima si costruisce il business, poi ci si stupisce dell’arrivo degli investitori»

Le farmacie sono sempre più al centro del dibattito sulla sanità territoriale e sul crescente interesse dei grandi investitori.
Secondo Mariastella Giorlandino, presidente di UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata, il rischio di una concentrazione della proprietà nelle mani di pochi gruppi finanziari è reale, ma rappresenta la naturale conseguenza delle scelte politiche degli ultimi anni.
«L’allarme di Federfarma sul rischio che le farmacie italiane finiscano nelle mani di pochi grandi operatori finanziari è legittimo. Ma occorre chiedersi chi abbia reso il settore così appetibile», afferma Giorlandino.
Secondo la presidente di UAP, il legislatore ha progressivamente ampliato il ruolo delle farmacie, aumentando la remunerazione dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale e rafforzando il modello della farmacia dei servizi.
Oggi le farmacie possono infatti erogare prestazioni come elettrocardiogrammi, Holter, test diagnostici e servizi di telemonitoraggio, spesso con requisiti autorizzativi più limitati rispetto a quelli richiesti alle altre strutture sanitarie e con costi sostenuti dal SSN.
Per Giorlandino, il risultato era prevedibile. «Una rete capillare, protetta da barriere all’ingresso, alimentata da risorse pubbliche e destinataria di nuove attività diventa inevitabilmente interessante per fondi e grandi catene. È il mercato: quel mercato lo avete costruito voi».


UAP ritiene che intervenire esclusivamente sui limiti alla concentrazione della proprietà delle farmacie significhi affrontare gli effetti senza eliminare le cause.
«Prima si aumenta la redditività del farmaco convenzionato, poi si finanziano nuovi servizi sanitari e si alleggeriscono alcuni requisiti. Infine ci si sorprende dell’arrivo degli investitori. È come chiudere il cancello dopo avere illuminato la strada e apparecchiato il banchetto».
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul tema della parità di regole tra le farmacie e le altre strutture sanitarie. «Un ECG non diventa meno sanitario perché viene eseguito in farmacia.
Ambulatori, laboratori e poliambulatori devono rispettare rigorosi requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici, oltre ad autorizzazioni,
controlli, obblighi sul Fascicolo sanitario elettronico, tutela dei dati, cybersicurezza e gestione dei rifiuti sanitari.
Le stesse prestazioni non possono essere soggette a regole più leggere soltanto perché svolte in farmacia».

Per Giorlandino, il nodo centrale non riguarda la contrapposizione tra piccoli farmacisti e grandi fondi d’investimento, ma il ruolo stesso delle farmacie nel sistema sanitario.
«Se la farmacia è un presidio sanitario, deve rispettare integralmente le regole della sanità.
Se invece diventa una piattaforma commerciale sostenuta anche con risorse pubbliche, non ci si può sorprendere se il mercato ne valuta il rendimento».
La presidente di UAP conclude sottolineando che «non si può usare il denaro dei contribuenti per costruire un business protetto e poi lamentarsi se quel business attira i capitali.
La prossimità è un valore, ma senza parità di regole rischia di diventare soltanto il nome rassicurante di una grande operazione economica».
TalkCity.it Redazione

