Lorenzo Leoncini: “Aumenti e tasse sul diesel colpiscono famiglie e imprese, il Governo deve proteggere il prezzo e gli interessi nazionali”

<<Perché colpire il carburante che sostiene la nostra economia è una tassa occulta su tutti i cittadini: il Governo difenda gli interessi nazionali dalle imposizioni green.
L’Italia si trova oggi di fronte a una realtà che molti decisori politici sembrano voler ignorare: il nostro Paese respira, si nutre e si muove grazie al diesel.
Mentre nelle stanze di Bruxelles si pianificano tabelle di marcia per una transizione ecologica accelerata, la pompa di benzina restituisce un’immagine brutale: il gasolio ha superato la benzina, non per mancanza di materia prima, ma per una precisa e pericolosa scelta politica.

Una tassa su ogni scaffale
Il riallineamento delle accise operato a inizio 2026 ha messo a nudo la fragilità del nostro sistema. In un Paese dove oltre l’85% delle merci viaggia su gomma, il prezzo del diesel non è una variabile che riguarda solo gli autotrasportatori.
È, a tutti gli effetti, una tassa universale. Ogni centesimo in più al litro si traduce istantaneamente in un aumento del costo del pane, del latte, dei medicinali e di ogni bene di consumo.
Colpire il diesel significa colpire il potere d’acquisto delle famiglie, già fiaccato dall’inflazione. A differenza dell’auto privata, che può essere utilizzata meno o sostituita, il trasporto pesante e l’agricoltura non hanno alternative immediate.
Un tir che attraversa il Brennero o un trattore che lavora nella Pianura Padana non possono passare all’elettrico per decreto ministeriale: hanno bisogno di energia densa, affidabile e accessibile.

Il miraggio della transizione forzata
L’idea che alzare i prezzi dei combustibili fossili spinga magicamente verso la transizione è un errore di prospettiva.
Senza infrastrutture di ricarica per mezzi pesanti e senza incentivi reali per il rinnovo delle flotte, l’unica conseguenza è il soffocamento delle piccole e medie imprese.
L’Europa chiede di dismettere il motore termico, ma l’Italia, con la sua conformazione geografica e la sua rete ferroviaria ancora insufficiente per le merci, non può permettersi di seguire ciecamente diktat ideologici che non tengono conto della realtà industriale del territorio.

Conclusioni: Difendere il Diesel per proteggere l’Italia
In conclusione, è fondamentale che il Governo riprenda in mano il timone della politica energetica nazionale.
Difendere il diesel oggi non significa essere “contro l’ambiente”, ma essere a favore della sopravvivenza economica del Paese.

Ogni aumento del gasolio è una picconata alla stabilità sociale. Proteggere il prezzo del diesel, anche attraverso lo scorporo delle accise o sconti mirati alla logistica, significa proteggere la libertà di movimento e la tenuta dei prezzi al consumo.
Il Governo non deve cedere alle imposizioni green dell’Europa quando queste diventano un atto di autolesionismo economico: difendere gli interessi nazionali significa, prima di tutto, proteggere il carburante che tiene acceso il motore dell’Italia.>>
Lorenzo Leoncini
Riceviamo e pubblichiamo.
