Ivana Puleo: “Riforma dei porti italiani: burocrazia, competitività e sfide per diventare l’hub del Mediterraneo”

I porti italiani movimentano oltre il 60% delle merci del Paese e rappresentano il cuore pulsante dell’economia nazionale.
Tuttavia, mentre il mercato globale viaggia a ritmi serrati, il sistema logistico italiano resta bloccato dai tempi lenti della burocrazia.
Per trasformare l’Italia nell’hub di riferimento del Mediterraneo, la strategia punta su tre direttrici fondamentali:
- Semplificazione amministrativa: velocizzare gli iter autorizzativi per dragaggi e adeguamenti infrastrutturali.
- Transizione ecologica ed energetica: sfruttare i fondi PNRR per la digitalizzazione doganale, l’elettrificazione delle banchine (cold ironing) e l’installazione di impianti fotovoltaici e mini-eolici per rendere gli scali notoriamente energivori, sempre più autosufficienti sul profilo energetico.
- Integrazione intermodale: connettere direttamente banchine, retroporti e rete ferroviaria per creare un flusso logistico continuo sostenibile.

Il divario con i competitor internazionali evidenzia la rigidità del modello italiano:
-Nord Europa (Rotterdam, Anversa): le Autorità operano come S.p.A. ad alta autonomia e i terminal sono gestiti da colossi dell’intermodalità (Hutchison Ports, APM Terminals, HHLA).
-Asia (Cina, Singapore, India): prevalgono pianificazione statale, automazione spinta e operatività h24 (COSCO, PSA International, Adani Ports).
-Americhe (USA, Brasile): un approccio pragmatico e orientato al mercato attrae forti capitali privati (SSA Marine, Ports America, TIL/MSC).

Il Disegno di Legge ha superato il vaglio contabile ed è approdato alla Camera, ma deve affrontare centinaia di emendamenti.
I punti critici riguardano l’autonomia della nuova società centrale Porti d’Italia S.p.A., la durata delle concessioni e la tutela dei lavoratori.
Con il passaggio al Senato ancora da calendarizzare, l’approvazione definitiva e i decreti attuativi non vedranno la luce prima del 2027.
La posizione al centro del Mediterraneo offre all’Italia un vantaggio naturale inestimabile, ma non più sufficiente.
Senza una governance snella e regole certe, i flussi commerciali continueranno a preferire gli scali del Nord Europa o i nascenti hub del Nord Africa.
Le Autorità di Sistema Portuale devono evolvere da enti amministrativi ad agenzie di sviluppo: colmare il divario tra teoria e pratica è l’unica strada per non rimanere a guardare lo sviluppo dalla banchina.
Ivana Puleo. TalkCity.it Redazione

