Il consigliere comunale di Fiumicino, profondo conoscitore della realtà cerveterana, interviene sul dibattito che sta animando il centrodestra in vista delle amministrative del 2027: «Vedo troppa confusione. Il problema non sono i nomi, ma costruire un progetto concreto. Cerveteri ha potenzialità enormi che da troppo tempo non vengono messe a sistema».
La campagna elettorale per le amministrative del 2027 è, di fatto, già cominciata. Nel centrodestra la paventata candidatura del sindaco di Ladispoli Alessandro Grando ha aperto da mesi il confronto, mentre partiti e movimenti civici continuano a discutere sul percorso da seguire per arrivare al voto.
In questo scenario interviene Massimiliano Catini, consigliere comunale di Fiumicino e conoscitore delle dinamiche politiche e territoriali di Cerveteri.

Il suo ragionamento parte da una premessa netta: il dibattito, secondo Catini, dovrebbe spostarsi dai nomi ai contenuti.
Consigliere Catini, come vede oggi la situazione politica del centrodestra a Cerveteri?
«Vedo principalmente troppa confusione. E credo che si stia partendo dal punto sbagliato. Prima di fare i nomi bisogna capire una cosa: qui non è un problema di nomi, ma di idee. Serve un programma che si sposi realmente con la città e soprattutto con quello che concretamente si può realizzare».
Perché considera Cerveteri un territorio con possibilità ancora inespresse?
«Perché Cerveteri è un Comune importantissimo per la vastità e la quantità delle risorse che possiede. Eppure non vedo ancora quelle idee capaci di produrre finalmente quel cambiamento e quello scatto di qualità che la città potrebbe avere. Prendiamo il turismo: tutti ne parlano, ma la vera domanda dovrebbe essere un’altra. Quali idee abbiamo per fare in modo che il turismo produca economia e che le persone non vengano soltanto a visitare un luogo, ma si fermino sul territorio?».

Il riferimento immediato è alla Necropoli della Banditaccia?
«La Necropoli è una risorsa straordinaria, ma il grande errore sarebbe pensare che Cerveteri possa essere raccontata soltanto attraverso la Necropoli. Il territorio offre molto di più. Pensiamo a Ceri, Borgo San Martino, Valcanneto, alle altre frazioni, al comparto agricolo e a quello enogastronomico. Abbiamo produttori, carne, formaggi, frutta, ortaggi. E arriviamo fino al mare e al pesce pescato davanti al litorale cerveterano. C’è un potenziale enorme».
Quindi immagina un modello turistico completamente diverso?
«Immagino un’offerta a 360 gradi. Archeologia, arte, natura, mare, agricoltura ed enogastronomia devono diventare parti dello stesso progetto. Non possiamo pensare al turista che arriva, visita la Necropoli e poi se ne va. Dobbiamo immaginare un percorso nel quale visita la Necropoli, poi trova una struttura dove pernottare, la sera va a cena magari a Ceri, il giorno successivo scopre Borgo San Martino o un’altra zona del territorio. In questo modo il turismo coinvolge tutte le località e genera economia».

E invece cosa vede oggi nel dibattito politico?
«Vedo soprattutto discussioni sulle coalizioni, sugli accordi, su chi ha più voti e chi ne ha meno, su quali persone mettere insieme perché elettoralmente possono essere utili. Ma se tutto si riduce a un’ammucchiata strategica per vincere le elezioni, secondo me Cerveteri ha già perso, indipendentemente da chi poi diventerà sindaco».
Una critica molto forte. È rivolta a qualche candidato in particolare?
«Assolutamente no. Non ce l’ho con nessuno e non sto criticando i singoli personaggi. Critico il sistema e il metodo. Perché ho la sensazione che si stia ripetendo la stessa solfa che Cerveteri vede ormai da vent’anni. Bisogna cambiare completamente modo di pensare».

Da dove dovrebbe partire allora il centrodestra?
«Da idee serie e da un programma realizzabile. E attenzione: non serve neppure il classico libro dei sogni, pieno di proposte impossibili da portare a compimento. Servono poche idee importanti, concrete e attuabili. Il problema che vedo oggi è proprio la mancanza di questo tipo di progettualità».
Sul turismo, concretamente, quale potrebbe essere il primo passo?
«Bisogna parlare con i grandi soggetti che muovono realmente i flussi turistici, con interlocutori qualificati e ufficialmente riconosciuti. Bisogna creare sinergie e collegamenti capaci di portare una parte di quei flussi sul territorio di Cerveteri. Ma quando arrivano dobbiamo essere in grado di offrire qualcosa che vada ben oltre la singola visita archeologica».

Quindi anche le frazioni dovrebbero entrare pienamente nel progetto?
«Certamente. È proprio questo il punto. Cerveteri deve essere pensata come un territorio unico. Dalla Necropoli al mare, passando per Ceri, San Martino e tutte le altre località. Storia, arte, natura, ristorazione, prodotti agricoli e mare. È questo il patrimonio che deve diventare un’offerta complessiva».
C’è poi la questione del litorale.
«Ed è un’altra partita importantissima. Pensiamo soltanto alle future gare legate al demanio marittimo e a tutte le questioni che riguarderanno quella parte del territorio. Anche lì servono competenze, programmazione e una visione precisa. Cerveteri deve essere affrontata a 360 gradi».

La sua impressione, quindi, è che la politica sia partita troppo presto dai candidati e troppo poco dalla città?
«Esattamente. Vedo un continuo chiacchiericcio sulle candidature e schermaglie prettamente politiche, mentre si rischia di dimenticare Cerveteri. Questo è il vero tema. Quello che stiamo vedendo adesso, a mio parere, non è ciò che serve alla città».
Quale messaggio lancerebbe allora al centrodestra cerveterano in vista del 2027?
«Di accantonare questo modo di ragionare e cominciare finalmente dalle idee. Non bisogna chiedersi prima chi sarà il sindaco o quante preferenze porta una determinata persona. Bisogna chiedersi quale Cerveteri vogliamo costruire e quali progetti siamo davvero in grado di realizzare. Altrimenti temo che, anche questa volta, il futuro della città non sarà roseo».
Il ragionamento di Catini porta dunque il confronto su un terreno diverso rispetto alla partita dei nomi: prima il progetto, poi la coalizione e il candidato chiamato a interpretarlo. Una posizione che arriva mentre nel centrodestra cerveterano il confronto resta aperto e la lunga corsa verso le amministrative del 2027 è già entrata nel vivo.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
