MARIO BACCINI
Qualcuno vuole porre i riflettori su una città che sarebbe governata da una “squadraccia fascista”… offuscando l’intensa attività amministrativa che in pochi anni sta cambiando il volto del vasto Comune fiumicinese. Ci si chiede se tutto questo fosse stato studiato a tavolino?

C’è un vecchio principio della comunicazione politica: quando non riesci a spostare il consenso, prova a spostare il dibattito.
È quello che, osservando quanto accaduto negli ultimi giorni a Fiumicino, qualcuno potrebbe definire il “delitto perfetto”. O quasi.
La scena è semplice. Un’amministrazione comunale che, piaccia o no, continua a raccogliere consenso in un territorio vasto e complesso. Un’opposizione che fatica a trovare un terreno sul quale mettere realmente in difficoltà la maggioranza. E allora? Si sceglie il tema che in Italia funziona sempre: il fascismo.
Nasce così (…dal nulla) una mozione dedicata a Giacomo Matteotti. Una figura che appartiene alla storia della Repubblica e che nessuno può mettere in discussione.
Ma è davvero solo questo il punto? Oppure l’obiettivo era costruire un caso politico destinato ad uscire dai confini cittadini? La risposta sembra arrivare da quello che è accaduto dopo.
La maggioranza si fa trovare impreparata, concentrata più sulla responsabilità di risolvere problemi di vita quotidiana. Si discute, si vota, scoppia la polemica. Ed ecco che il meccanismo parte.
La vicenda approda immediatamente sui giornali nazionali.
Repubblica titola: «Baccini: “Matteotti figura divisiva”». È il titolo perfetto per trasformare una vicenda amministrativa locale nell’ennesimo presunto scontro tra antifascismo e fascismo. Il caso è servito.

Per giorni non si parla più di Fiumicino come di un Comune che sta investendo su turismo, eventi e servizi. Passano in secondo piano le migliaia di persone che stanno affollando il litorale per concerti, spettacoli e iniziative culturali.
Spariscono dai riflettori le spiagge accessibili e sicure, considerate tra i punti qualificanti dell’azione amministrativa.
Finiscono sullo sfondo i nuovi progetti dei servizi sociali, come la Casa Famiglia dedicata alle persone con disabilità nell’ambito del “Dopo di Noi”, una delle iniziative più significative degli ultimi anni.
No. Si parla solo di fascismo.
È una strategia nuova? Affatto. È un copione già visto molte volte nella politica italiana: evocare il ritorno del fascismo per polarizzare il dibattito e trasformare un confronto amministrativo in uno scontro ideologico.

Nel frattempo, però, la stessa maggioranza risponde con una nuova mozione che riconosce Giacomo Matteotti come patrimonio di tutti gli italiani, richiama le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e propone iniziative culturali e persino l’intitolazione di uno spazio pubblico alla sua memoria.
Un documento che, almeno nelle intenzioni, prova a sottrarre la figura di Matteotti alla contesa politica e a restituirla alla storia della Repubblica.
Ma ormai il risultato mediatico è stato raggiunto.
Il “caso Matteotti di Fiumicino” è diventato una notizia nazionale. Il titolo ha fatto il giro dei social. Il dibattito è stato spostato dal governo della città alle categorie ideologiche del Novecento.

Era questo l’obiettivo fin dall’inizio? Nessuno può affermarlo con certezza. Ma la sequenza degli eventi porta inevitabilmente a porsi la domanda.
Il “delitto perfetto”, forse, non consisteva nel vincere una votazione in Consiglio comunale.
Consisteva nel costruire un caso politico? Se fosse davvero così, l’operazione sarebbe riuscita quasi perfettamente.
Resta però un ultimo passaggio, quello decisivo. I titoli dei giornali durano qualche giorno. Le polemiche si consumano rapidamente. Le opere, i servizi e la qualità della vita di una città restano molto più a lungo.
Tra due anni saranno i cittadini di Fiumicino a dire se avranno giudicato più importante una polemica su una mozione o il lavoro concreto svolto dall’amministrazione.
Saranno loro, come sempre accade in democrazia, a stabilire se il “delitto perfetto” avrà davvero prodotto i suoi effetti oppure se resterà soltanto una brillante operazione di comunicazione politica.
Editoriale di Corrado Orfini. TalkCity.it

