“Khat” nascosto nei bagagli da stiva: maxi sequestro a Fiumicino e denuncia per traffico di stupefacenti

Un carico di 216 chili di khat è stato intercettato all’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino grazie a un’operazione congiunta della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Roma e dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
La sostanza stupefacente era nascosta all’interno di sette valigie da stiva arrivate con un volo proveniente da Tel Aviv. I bagagli risultavano tutti intestati a un passeggero di nazionalità israeliana, finito nei guai dopo un controllo mirato degli operatori.
L’uomo è stato selezionato dagli investigatori dopo aver fornito risposte ritenute poco chiare e contraddittorie sulle motivazioni del viaggio e sulla sua permanenza in Italia.
La scansione dei bagagli ha permesso di individuare il contenuto sospetto. All’interno delle sette valigie sono stati trovati mazzetti e arbusti freschi di catha edulis, conosciuta comunemente come khat, insieme a foglie e germogli destinati, secondo gli investigatori, alla distribuzione sul mercato illegale.
Il materiale è stato immediatamente sequestrato, mentre il passeggero, unico intestatario dei tag associati ai bagagli, è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Civitavecchia per traffico di stupefacenti.
Il khat è una pianta originaria dell’Africa orientale e della Penisola Arabica, utilizzata tradizionalmente in alcune comunità per i suoi effetti stimolanti.

Le foglie fresche contengono principalmente catinone e catina, sostanze con effetti simili a quelli delle anfetamine. Il consumo può provocare una sensazione di euforia, maggiore attenzione, aumento dell’energia e riduzione della fame.
In Italia, però, il khat è inserito tra le sostanze vietate: la sua importazione, detenzione e commercializzazione costituiscono reato.
Il consumo del khat è legato soprattutto alla freschezza della pianta. Le foglie e i giovani ramoscelli vengono raccolti e poi masticati lentamente per permettere il rilascio dei principi attivi.
Il materiale vegetale viene mantenuto nella bocca anche per diverse ore, formando una sorta di deposito nella guancia. Attraverso le mucose, le sostanze stimolanti vengono assorbite gradualmente dall’organismo.
Per questo motivo il trasporto del khat richiede spesso condizioni particolari: una volta essiccata, infatti, la pianta perde rapidamente parte dei suoi effetti.
Chi assume khat ricerca soprattutto una sensazione immediata di energia e maggiore resistenza alla fatica. Tra gli effetti più comuni ci sono euforia, aumento della loquacità, maggiore socialità e diminuzione dell’appetito.

Gli effetti negativi, però, possono essere rilevanti. Il consumo può causare insonnia, irritabilità, alterazioni della pressione e problemi cardiovascolari. Un uso prolungato può inoltre favorire dipendenza psicologica e conseguenze negative sulla salute mentale e fisica.
La diffusione del khat cambia molto a seconda dei Paesi. In alcune zone dell’Africa orientale e della Penisola Arabica, tra cui Yemen, Somalia ed Etiopia, il consumo rappresenta una pratica tradizionale e sociale.
In gran parte dell’Europa e negli Stati Uniti, invece, il khat è considerato una sostanza controllata e vietata proprio per i suoi effetti stimolanti e per il rischio di abuso.
Il sequestro di Fiumicino conferma quindi l’attenzione delle autorità sul traffico internazionale di sostanze stupefacenti attraverso gli scali aeroportuali, dove i controlli sui bagagli continuano a rappresentare uno strumento fondamentale per contrastare i traffici illegali.
Ludovica Combina. TalkCity.it Redazione

