Barbara Fabbroni racconta la sfida della tecnologia tra algoritmi, connessioni digitali e intelligenza umana
C’è un’immagine dell’articolo di Barbara Fabbroni che mi è rimasta impressa più di tutte.
“C’è un momento preciso, nella vita di un adolescente iperconnesso, in cui il pollice si ferma. Non per stanchezza fisica, ma per una specie di saturazione interiore.”
Mi sono chiesta quanto coraggio ci voglia, oggi, per fermare quel pollice.
Viviamo nell’epoca in cui tutto deve essere immediato. Le risposte, le emozioni, perfino le indignazioni. Siamo convinti di essere sempre più connessi e, forse proprio per questo, rischiamo di essere sempre meno in relazione.
Quando, nel Fedro, Platone racconta il mito dell’invenzione della scrittura, il re egiziano teme che essa possa indebolire la memoria degli uomini.
Ogni epoca ha guardato con diffidenza alle proprie innovazioni. Eppure oggi la domanda è diversa: non se la tecnologia ci renderà meno intelligenti, ma se lasceremo che scelga al posto nostro.

Barbara Fabbroni scrive che “ogni clic diventa dato e ogni dato diventa profitto”. È una frase semplice, ma racconta un cambiamento enorme. Noi non paghiamo più soltanto un servizio: spesso siamo noi il servizio, con le nostre preferenze, le nostre abitudini, perfino le nostre fragilità.
E allora mi è tornata in mente una frase di Italo Calvino: «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto.»
Forse oggi la leggerezza consiste proprio nel non reagire a ogni notifica, nel non sentirsi obbligati a dire sempre qualcosa, nel concedersi il lusso di un silenzio che non sia assenza, ma ascolto.
Fabbroni parla di un nuovo movimento, quello degli “anarchici digitali”. Non persone che rifiutano la tecnologia, ma donne e uomini che cercano di rimettere l’essere umano al centro. Mi piace questa immagine. Non sa di rivoluzione, ma di equilibrio.
Forse aveva ragione Lucio Anneo Seneca quando scriveva che “nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare.” Gli algoritmi possono indicarci mille direzioni. La rotta, però, resta una responsabilità tutta nostra.
Di questo abbiamo parlato con Barbara Fabbroni ad Attualitalk. Non di smartphone, ma di libertà. Non di intelligenza artificiale, ma di intelligenza umana.

Perché il rischio non è che le macchine diventino troppo simili a noi. È che noi, poco alla volta, smettiamo di esercitare quella facoltà che ci rende davvero umani: scegliere.
E, quasi a sorpresa, la conversazione ci ha regalato anche uno scoop. Barbara Fabbroni ha anticipato ai microfoni di Attualitalk di essere al lavoro sull’ottavo romanzo dedicato al Commissario Emma Antinori,
il personaggio con cui continua a esplorare, attraverso la narrativa, gli angoli più oscuri e affascinanti della mente umana.
Un’anticipazione che farà certamente piacere ai tanti lettori che seguono con interesse le sue indagini letterarie.
L’intervista è disponibile in podcast.
Vi invito ad ascoltarla. Non soltanto per riflettere sul rapporto tra uomo e tecnologia, ma per concedervi venticinque minuti di domande autentiche. Magari facendo, prima, un gesto semplice e quasi rivoluzionario: posare il telefono.
Perché, come suggerisce Barbara Fabbroni, forse la vera ribellione del nostro tempo comincia proprio da quel pollice che, finalmente, si ferma.
Maria Laura Platania. TalkCity.it Redazione


