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La presunta spedizione punitiva di piazzale Mediterraneo è un fatto grave, sul quale occorre fare piena luce. Ma trasformare ogni episodio criminale in un processo politico all’amministrazione significa alimentare paura e propaganda, non offrire soluzioni

Quanto sarebbe accaduto a Fiumicino, con una discussione nata in una discoteca e proseguita il giorno successivo con una presunta spedizione punitiva ai danni di un ragazzo del posto, è grave e inquietante.
Saranno naturalmente le indagini delle forze dell’ordine a ricostruire responsabilità, dinamica e motivazioni.
È quindi legittimo chiedere maggiore sicurezza, più controlli e un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine.
Ha ragione chi, intervenendo politicamente, condanna senza esitazioni l’accaduto e sollecita l’attenzione del Questore e delle istituzioni competenti.
Il problema nasce quando dalla doverosa condanna si passa rapidamente alla propaganda, cercando di attribuire all’attuale amministrazione comunale la responsabilità politica di un fenomeno criminale complesso e, purtroppo, tutt’altro che recente.

Nel comunicato diffuso da una forza politica avversa alla maggioranza si parla infatti di una «preoccupante escalation» e dell’assenza di un serio percorso di contrasto da parte del Comune.
Una ricostruzione utile a colpire chi governa, ma decisamente più fragile quando viene confrontata con la storia recente della città.
Basta tornare al 2019, sette anni fa, quando Fiumicino era amministrata da una maggioranza completamente diversa.
Anche allora una lite nata sui social degenerò in una violenta rissa tra ragazzi. Secondo le cronache dell’epoca, nello scontro vennero utilizzati un’ascia, una mazza da baseball, uno sfollagente, bottiglie e perfino un pezzo di asfalto, lanciato contro la vetrina di un’attività commerciale.
Un giovane rimase ferito alla testa e diversi partecipanti furono denunciati.
Se quindi si vuole parlare di escalation, occorre almeno riconoscere che il problema parte da lontano e non nasce con l’attuale sindaco o con l’attuale amministrazione.
Far finta del contrario significa piegare la cronaca alle esigenze della lotta politica.

La verità, molto più cruda e difficile da accettare, è che la violenza gratuita tra giovani rappresenta ormai un’emergenza nazionale.
Risse organizzate attraverso i social, aggressioni fuori dai locali, vendette, spedizioni punitive e pestaggi si verificano in città governate dal centrodestra, dal centrosinistra e da amministrazioni civiche.
Pensare che un sindaco possa impedire da solo una lite in discoteca o una successiva aggressione privata è demagogico.
La sicurezza urbana richiede certamente l’impegno del Comune, attraverso illuminazione, videosorveglianza, politiche sociali e collaborazione istituzionale.
Ma l’ordine pubblico resta affidato allo Stato e alle forze dell’ordine. Servono inoltre famiglie presenti, scuole, educazione, prevenzione e una riflessione seria sull’uso dei social e sulla crescente incapacità di gestire conflitti e frustrazioni.
Un episodio così grave non deve essere minimizzato, ma neppure utilizzato come un volantino elettorale.
Il ragazzo aggredito, la sua famiglia e la città meritano verità, giustizia e risposte concrete.
Non l’ennesimo tentativo di guadagnare qualche consenso trasformando la paura dei cittadini in uno strumento di opposizione politica.
La violenza va combattuta sempre, indipendentemente da chi siede in Comune. Perché i colpi sferrati in una rissa non hanno tessere di partito. La demagogia, invece, molto spesso sì.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione






