Il noto giornalista: “Commemorare non basta più: la memoria istituzionale cade in profonda catalessi”

<<Ore 15:15. Il cielo, il mare e la memoria istituzionale in profonda catalessi.
Mentre i cittadini si fermavano con il cuore al passato, aspettando quel brivido che solo le sirene del porto e i rintocchi delle campane sanno dare, è arrivato il nulla.
Un silenzio imbarazzante, più pesante delle tonnellate di bombe cadute ottantatré anni fa.
Si vede che per l’amministrazione e le autorità portuali il “dovere della memoria” scade come un abbonamento non rinnovato.

Il Sindaco, forse distratto dalla ruota panoramica che gira; le sirene avevano il mal di gola e il Comandante pure. Le campane, con ogni probabilità, si godevano la pennichella mentre il Capo, tifoso giallorosso, pensava al derby.
Commemorare non significa solo deporre corone di fiori freschi su marmi freddi a favore di telecamera; significa onorare il trauma di una città che quel giorno smise di esistere.
Dimenticare il segnale acustico nel momento esatto del martirio non è una svista tecnica: è un grave vuoto di sensibilità, ovvero una vergogna.
Civitavecchia è stata rasa al suolo nel 1943. Oggi, 2026, qualcuno ha provato a radere al suolo anche il ricordo. Complimenti: l’effetto è stato assordante e terrificante. Più di qualsiasi bomba.>>
Flavio Martino
Riceviamo e pubblichiamo.


