Dal boom edilizio senza regole allo scheletro di cemento, fino alla demolizione: oggi resta solo una “buca” e una domanda ancora senza risposta

Santa Marinella, metà anni ’60. Una città in crescita, ma senza una guida. Il Piano Regolatore Generale non esiste ancora (arriverà solo nel 1975) e lo sviluppo urbano procede a colpi di concessioni, varianti e interpretazioni.
È il tempo del cosiddetto Piano di Fabbricazione, che spalanca le porte a un’espansione edilizia spesso disordinata, se non addirittura selvaggia. È in questo contesto che prende forma uno degli errori urbanistici più clamorosi della storia cittadina: quello che tutti, ancora oggi, ricordano come il “Fungo”.
Tra il 1966 e il 1967 viene concessa – tra dubbi e polemiche – l’autorizzazione ad una Cooperativa per la costruzione di un edificio residenziale con negozi. Un progetto che rompe completamente l’equilibrio urbanistico perchè troppo grande, fuori scala e incompatibile con il tessuto di ville e villini liberty.


La città insorge. La politica si divide. Il timore è uno solo: ritrovarsi un “grattacielo” nel cuore di Santa Marinella. A fermare tutto è l’amministrazione comunale dell’epoca. Il sindaco Silvio Caratelli, insieme al vice Silvio Mereu, dispone il blocco dei lavori dopo aver rilevato possibili incongruenze nella concessione edilizia e nel rispetto delle norme urbanistiche.
Una decisione che evita uno stravolgimento definitivo del centro cittadino. Ma che apre, allo stesso tempo, una ferita destinata a restare aperta per decenni. Quello che resta è uno scheletro di cemento armato nel pieno centro della città.
Per oltre trent’anni il “Fungo” diventa un pugno nell’occhio; un simbolo di degrado che fotografa un’urbanistica senza regole. Intere generazioni crescono con quell’ecomostro davanti agli occhi. Un monumento involontario agli errori del passato.

La svolta arriva solo nel 2003.

Il sindaco Franco Bordicchia riesce a chiudere una partita aperta da decenni:
- accordo con i proprietari
- variante urbanistica approvata in Consiglio
- area trasformata da zona edificabile a “zona bianca”
Lo scheletro viene abbattuto. Santa Marinella tira un sospiro di sollievo.

Ma il problema non è mai stato davvero risolto. Al posto del “Fungo” oggi c’è un’area vuota utilizzata come parcheggio, priva di identità e senza una destinazione definitiva. Un vuoto fisico, ma soprattutto politico.
Quella del “Fungo” non è solo una vicenda del passato.È uno specchio del presente. Perché dopo 60 anni l’errore iniziale è stato corretto ma non è mai stata costruita un’alternativa. E così, dove doveva sorgere un palazzo fuori scala, oggi resta una città senza una vera piazza centrale.
Quell’area rappresenta oggi l’ultima grande occasione urbanistica di Santa Marinella. Una possibilità concreta per creare una piazza centrale e restituire identità al cuore della città chiudendo definitivamente una ferita lunga decenni.


Il “Fungo” è stato abbattuto nel 2003. Ma la sua ombra è ancora lì. Non più in cemento armato, ma sotto forma di un vuoto che grida risposte.
Perché il vero problema, oggi, non è più lo scempio del passato. È l’incapacità, nel presente, di decidere cosa farne. E allora la domanda resta sospesa, proprio come quel cantiere negli anni ’70:
Santa Marinella vuole finalmente costruire il suo centro… o continuerà a convivere con il suo eterno “buco”?
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
