Comunicato stampa a firma UAP: “Pazienti vanno fuori Regione per esami essenziali”
Un paradosso inquietante sta emergendo nel Lazio, dove molti pazienti oncologici sono costretti a viaggiare fuori regione, addirittura fino al Molise, per effettuare esami PET-TC, fondamentali per la diagnosi e il monitoraggio delle patologie tumorali.
Questo accade nonostante nel Lazio esistano strutture sanitarie accreditate con la tecnologia necessaria, in grado di offrire tali esami.
Eppure, in un contesto di programmazione sanitaria che dovrebbe garantire l’accesso ai trattamenti essenziali nelle vicinanze di casa, i pazienti si trovano a compiere viaggi lunghi e faticosi, con tutto il carico emotivo e fisico che comporta.

Il cuore del problema si trova nel contrasto tra le dichiarazioni delle ASL locali e la realtà vissuta dai pazienti. Secondo le autorità sanitarie regionali, “il fabbisogno è soddisfatto”, una risposta che giustifica il mancato ampliamento dei volumi di prestazioni e l’impossibilità di potenziare le strutture sanitarie.
Tuttavia, questa affermazione non sembra tener conto della situazione concreta sul territorio: in molte aree, le strutture private accreditate sono in grado di offrire un servizio di alta qualità e avrebbero la capacità di incrementare il numero di esami, ma non vengono coinvolte in un piano di razionalizzazione delle risorse.

Questo ha portato, di fatto, alla mobilità sanitaria dei pazienti, i quali sono costretti a spostarsi oltre i confini regionali per accedere a trattamenti che dovrebbero essere garantiti a pochi chilometri da casa.
Il comunicato stampa della UAP (Unione Aziende Private) lancia una serie di interrogativi, fondamentali per comprendere la gestione dei servizi sanitari nel Lazio.
Chi decide che il fabbisogno sia “soddisfatto” e su quali dati si basa questa decisione? Esiste una visione complessiva regionale dei bisogni sanitari o ogni ASL agisce in autonomia, con valutazioni parziali che non rispecchiano la realtà del territorio?

Questi interrogativi sono cruciali, perché in un sistema sanitario che si definisce moderno, è fondamentale che le risorse vengano pianificate e distribuite in modo ottimale, basandosi su una visione globale dei fabbisogni.
Permettere a un paziente oncologico di fare decine di chilometri per un esame essenziale, quando esistono strutture accreditate in grado di soddisfare questa necessità, non è solo una scelta poco razionale: è un fallimento nella programmazione sanitaria.
Le strutture sanitarie private accreditate, che operano secondo le tariffe della sanità pubblica, non sarebbero contrarie a un incremento delle prestazioni se questo fosse richiesto, anzi.

Potrebbero anche investire in nuovi apparati diagnostici, ma solo se vi fosse una reale disponibilità a riconoscere la carenza di risorse e la necessità di ampliare i servizi.
Quello che manca, però, è una pianificazione coerente e un coordinamento tra le diverse ASL e il sistema sanitario regionale.
Le strutture private accreditate sono pronte a fare la loro parte. La domanda è: perché non vengono coinvolte nella soluzione di un problema che riguarda la salute dei cittadini, e perché si preferisce organizzare viaggi per i malati, anziché ottimizzare le risorse già disponibili?
Come sottolineato dalla UAP, la salute non è un favore concesso dall’amministrazione, ma un diritto costituzionale che deve essere garantito in modo equo a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui risiedono.

E quando questo diritto diventa un paradosso — quando la disponibilità di esami è “soddisfatta” sulla carta, ma i pazienti continuano a spostarsi di regione in regione per ricevere cure fondamentali — qualcuno deve prendersi la responsabilità di spiegare perché.
La domanda che rimane sospesa è semplice e dolorosa: siamo di fronte a una carenza di risorse o a una cattiva gestione della programmazione sanitaria? E, soprattutto, è possibile che i pazienti debbano fare chilometri per accedere a un diritto che, per legge, dovrebbe essere loro garantito senza sforzi straordinari?
Il 2026 potrebbe essere l’anno in cui le risposte dovranno arrivare, se davvero vogliamo una sanità moderna, equa e che metta al centro la salute del cittadino, non la logistica della mobilità dei pazienti.
TalkCity.it Redazione

