Sciopero nazionale dei lavoratori dei porti e delle Autorità di sistema portuale indetto dall’Unione Sindacale di Base per la giornata di venerdì 6 febbraio.
La mobilitazione, che scatterà dalle ore 22 del 5 febbraio fino alle 00.59 del 6 febbraio, si inserisce in una più ampia protesta internazionale contro la guerra, la militarizzazione dei porti e il traffico di armi, coinvolgendo 21 tra i principali scali europei e mediterranei.
All’iniziativa aderiscono, tra gli altri, i porti di Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia.
A questi si sono aggiunte anche le adesioni di Amburgo e di diversi porti degli Stati Uniti, del Brasile e della Colombia.

In numerose città portuali sono previste mobilitazioni e iniziative pubbliche, in un’azione congiunta e coordinata che, secondo Usb, non si vedeva da decenni e che ha già raccolto il sostegno di movimenti e associazioni di solidarietà.
“Al centro della protesta ci sono le condizioni dei lavoratori – spiega Usb in una nota –. L’economia di guerra ha già tagliato i salari, eroso i diritti e indebolito i servizi pubblici essenziali.
Lo spostamento delle risorse verso gli armamenti e l’industria bellica colpisce direttamente le condizioni di lavoro, allunga i tempi di servizio e rende sempre più distante il riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici”.

Lo sciopero del 6 febbraio coincide inoltre con l’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina.
Usb denuncia la presenza della milizia dell’Ice, definita dal sindacato “una provocazione inaccettabile”, che rafforza le ragioni della mobilitazione.
Per la giornata di sciopero sono state organizzate manifestazioni in numerose città italiane.

Tra queste Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari, con presìdi e cortei previsti nei principali varchi e nelle piazze adiacenti ai porti.
La protesta punta a riportare al centro del dibattito pubblico il ruolo dei porti, il lavoro portuale e le ricadute sociali ed economiche delle politiche di guerra, chiedendo un’inversione di rotta a tutela dei lavoratori e dei territori.
TalkCity.it Redazione
