“Senza città spugna gli allagamenti diventeranno la normalità”

Da Formello a Fiumicino, passando per Roma e diversi centri del Lazio, le ultime ore di maltempo hanno riportato in primo piano un tema che non può più essere considerato emergenziale,
ma strutturale: la vulnerabilità delle nostre città alle precipitazioni intense.
A intervenire è l’Ordine dei Geologi del Lazio, con la presidente Simonetta Ceraudo, che lancia un monito chiaro: «Senza città spugna, gli allagamenti diventeranno la normalità».


I numeri del rischio nel Lazio
I dati ufficiali parlano da soli. Nel Lazio:
- Circa il 12% della superficie regionale ricade in aree a pericolosità idraulica;
- Oltre 360.000 famiglie vivono in zone potenzialmente inondabili;
- Circa 125.000 edifici sono localizzati in aree a rischio.
Le criticità non riguardano soltanto il Tevere e i suoi affluenti, come l’Aniene, ma anche il reticolo idrografico secondario e i fossi urbani, spesso modificati o compressi dallo sviluppo edilizio.
Durante precipitazioni intense, questi corsi d’acqua minori possono andare rapidamente in sofferenza, generando allagamenti diffusi soprattutto nelle aree più impermeabilizzate.

Secondo Ceraudo, una quota crescente degli eventi recenti è riconducibile alle cosiddette alluvioni pluviali: fenomeni che si verificano quando l’acqua piovana non riesce a infiltrarsi nel terreno e supera la capacità delle reti di drenaggio urbano.
Il nodo centrale è la progressiva impermeabilizzazione del suolo. Asfalto, cemento e superfici artificiali riducono drasticamente la capacità naturale di assorbimento del terreno, aumentando il deflusso superficiale.
Anche piogge concentrate ma di breve durata possono così trasformarsi in emergenze diffuse, con strade allagate, sottopassi impraticabili e gravi disagi alla viabilità.

Nel quadro delineato dall’Ordine dei Geologi, diventa fondamentale rafforzare i presìdi territoriali attraverso:
- monitoraggio continuo del territorio;
- manutenzione costante del reticolo idrografico;
- gestione diffusa dei corsi d’acqua minori.
Parallelamente, viene sottolineata la necessità di interventi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, restituendo spazio a fiumi e fossi per migliorare la capacità di laminazione naturale e rallentare il deflusso delle acque nei centri abitati.

La parola chiave è una: città spugna.
Un modello di pianificazione urbana capace di gestire l’acqua “dove cade”, attraverso:
- superfici permeabili;
- aree verdi funzionali;
- sistemi di raccolta e gestione delle acque meteoriche;
- applicazione rigorosa del principio di invarianza idraulica, affinché le nuove trasformazioni urbane non aumentino il rischio rispetto alle condizioni originarie.

«Diventa necessario integrare stabilmente le conoscenze geologiche e idrauliche nelle scelte di pianificazione territoriale», conclude Ceraudo,
richiamando istituzioni e amministrazioni a una prevenzione strutturale orientata alla sicurezza dei cittadini e alla corretta gestione del suolo.
Gli episodi di queste ore, da nord a sud della regione, non sono un’eccezione.
Per i geologi del Lazio rappresentano un segnale chiaro: senza un cambio di paradigma nella gestione urbana e territoriale, gli allagamenti rischiano di trasformarsi da evento straordinario a scenario ordinario.
TalkCity.it Redazione
