La radio libera nasce nel 1976 e resiste ancora oggi: da Marconi alla REA, una storia di voci, diritti e informazione da difendere
Ci sono giornate che non si chiudono con l’ultimo applauso. Restano addosso, come una frequenza che continua a trasmettere anche quando pensi di aver spento tutto.
La presentazione de “Lo Scrigno Parlante – Come la radio ha reagito alla presenza della televisione” e del documentario da cui nasce è stata una di quelle.
Non una celebrazione rituale, ma un atto di memoria viva, civile, necessaria. Un viaggio dentro la radio, non come tecnologia, ma come gesto umano e politico.

La presenza della Principessa Elettra Marconi, figlia di Guglielmo, e di suo nipote Prof. Guglielmo Marconi junior, figlio di Elettra, ha dato alla serata un significato che va oltre il protocollo. È stato il filo diretto tra l’intuizione originaria e il presente.

La radio che nasce come invenzione e diventa, nel tempo, spazio di libertà, relazione, resistenza. Un mezzo che non ha mai smesso di parlare alle persone, anche quando nessun altro lo faceva.
Al centro dell’incontro, il lavoro di Vittorio Muscia, giornalista e documentarista, che con Lo Scrigno Parlante ha scelto di raccontare cinquant’anni di radio libera partendo dalle voci, non dalle date.
Dalle storie di chi c’era davvero. Pionieri dell’etere, visionari, uomini e donne che accendevano un microfono senza chiedere permesso, perché sentivano che era giusto farlo.

La radio libera non nasce per moda, nasce per necessità. Perché il silenzio, a volte, è più pericoloso del rumore.
Il passaggio storico che ha reso tutto questo possibile è stato ricordato con chiarezza. La sentenza n. 202 della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976, quella che sancì la fine del monopolio RAI a livello locale e aprì la strada alla radiofonia privata.
Una data che ha cambiato il Paese. Non solo il sistema dei media, ma il modo di raccontare i territori, le comunità, le periferie dell’informazione. Dal 1976 in poi, la voce non è più stata solo centrale. È diventata diffusa.

In questo contesto si inserisce il ruolo fondamentale della REA, Radiotelevisioni Europee Associate, raccontato e difeso dal suo Presidente Antonio Diomede.
Oggi la REA rappresenta uno degli ultimi baluardi a tutela delle radio locali, minacciate da normative sempre più complesse, costi insostenibili e da un mercato che spesso dimentica il valore del pluralismo.
Difendere la radio significa difendere la libertà d’antenna conquistata nel 1976 e continuamente messa in discussione. Significa evitare che le voci si spengano una alla volta, nel silenzio generale.

Tra i momenti più intensi della serata, il ricordo di Peppino Impastato. Qui la radio smette definitivamente di essere intrattenimento e diventa atto di sfida.
Radio Aut come strumento contro la mafia, contro il silenzio imposto, contro la paura. La testimonianza di Danilo Sulis di Radio 100 Passi ha restituito tutta la forza di quella esperienza, ricordando che la radio, quando prende posizione, lascia segni profondi. Non consola. Incide.

Si è parlato anche di futuro, senza illusioni e senza timori. Frequenze, streaming, podcast, digitale, intelligenza artificiale. La radio ha sempre saputo cambiare pelle.
Cambia il mezzo, non cambia il gesto. Qualcuno parla, qualcuno ascolta. Anche mentre guida, cucina, lavora, vive. La radio è multitasking è stato detto, accompagna senza invadere. Stimola l’immaginazione, non ruba attenzione. La condivide.
L’intelligenza artificiale non è stata raccontata come nemico, ma come alleato possibile. Uno strumento potente, se usato bene. A una condizione chiara: l’uomo resta al centro. La voce, l’etica, la responsabilità. Senza questo, non è radio. È solo rumore.

In questo senso, l’intervento del professor Antonio Arcidiacono, direttore del Dipartimento Tecnologia e Innovazione dell’Università Europea di Roma.
Il professore si è collegato dall’Inghilterra mentre partecipava a una riunione nel contesto dell’European Broadcasting Union, ha aperto una riflessione lucida e necessaria sul rapporto tra innovazione e coscienza.
La serata si è conclusa con riconoscimenti e benemerenze, ma il vero lascito è stato un altro. La consapevolezza che la radio, oggi più che mai, non è un mezzo del passato, ma un presidio del presente.

Finché qualcuno sarà disposto ad ascoltare davvero, e qualcun altro a parlare assumendosi il peso delle parole, la radio continuerà a esistere. Con libertà e memoria.
Mentre la sala si svuotava, mi sono fermato un attimo. Chi me lo avrebbe detto che grazie a Talk City avrei vissuto un anno di radio, da Ogni giorno è una storia a Lasciati indietro, con collegamenti da Sanremo, dagli Stati Uniti, dal Regno Unito. E che, per una serie di coincidenze, mi sarei ritrovato nello storico Palazzo Grazioli, testimone della radio e della sua capacità di superare ogni difficoltà.

Il libro sarà presto in vendita chi lo acquisterà riceverà un QR code per accedere al trailer del documentario.
Dino Tropea TalkCity.it Roma
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.
Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale.
Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.
