Uno spettacolo teatrale su Diana Spencer tra amore, dolore e mito, con un talk sui Disturbi del Comportamento Alimentare e la fragilità dietro l’icona

Lo spettacolo racconta l’icona di Lady Diana Spencer nelle sue vicende umane, esistenziali e sociali, dando voce alla sua figura in una sorta di memoriale post mortem in cui la Principessa, ripensando alla propria vita, narra di sé, dei suoi amori e dolori, dei suoi affetti più cari perduti.
Nel monologo Lady D. dialoga con voci che sente giungere dal regno dei vivi: quelle dei due figli William e Henry, quella della Regina Elisabetta, quella del suo ex-consorte Carlo.
Mentre racconta di sé, l’immagine di Lady D. si sovrappone a quella di alcune eroine della mitologia classica – Medea, Arianna, Antigone e Artemide – e il testo del monologo si interseca con estratti da Euripide, Ovidio, Sofocle, Seneca.

Quello che lo spettacolo restituisce è il ritratto, fiabesco e psicologico a un tempo, di una delle figure di donna più amate, controverse e celebri del Novecento.
Un ritratto dal sapore “neo-shakespeariano”, che getta una luce originale e commossa su uno spaccato della recente storia inglese ed europea.
In occasione della prima, dopo lo spettacolo, si terrà il talk “Un paio di braccia intorno”. Il titolo dell’incontro richiama il modo in cui Diana chiamava la sua bulimia: una definizione che parla di solitudine, fame d’amore, bisogno di protezione.

L’incontro con il Dott. Leonardo Mendolicchio (psichiatra e psicoanalista, specialista in disturbi alimentari e salute mentale adolescenti) apre uno spazio di ascolto e consapevolezza sui Disturbi del Comportamento Alimentare:
la fragilità dietro l’icona, il dolore dietro il mito, e il bisogno umano di essere visti, accolti, abbracciati.
“Ho sempre ammirato Lady Diana Spencer, quella sua impronta di donna libera e ho sempre desiderato portarla in scena.

Non mi interessa il gossip, mi interessano le tante sfaccettature di una donna di nobile famiglia, coraggiosa, anticonvenzionale, elegante, moglie, ma soprattutto madre.
C’ è un punto di contatto forte tra me e Lady Diana, un’esperienza comune, il disturbo del comportamento alimentare, che si è manifestato con la bulimia in lei, con l’anoressia in me; ma ancora più forte c’è la consapevolezza di averlo superato.
E questa consapevolezza mi ha fatto andare oltre nella scoperta di Diana. Quando penso a Diana penso ad Antigone, al suo atto di insubordinazione, al suo essere idealista e romantica e decisa ad affermare il primato della libertà.

Con questa suggestione mi sono rivolta a Cesare Catà, uno scrittore profondo, coltissimo, sportivo, tenero e folle che ha fatto sbocciare la mia idea di Diana connettendola alle vicende di Medea, di Artemide, di Arianna; creandone un mito che Cesare ci permette di conoscere attraverso la sua palpebra di Dio.
Un lavoro così intimo e potente non potevo che affidarlo alle mani di Luigi Moretti, amico, collega, ma soprattutto regista di profonda sensibilità e raffinatezza.
D la principessa Diana e la palpebra di Dio, è la storia di una Donna, con tutta la meraviglia che questo termine racchiude”.
Comunicato stampa Spazio Diamante
Riceviamo e pubblichiamo.
