Dal Parlamento arriva il via libera alla proroga: sicurezza energetica contro transizione. E sul territorio torna il nodo Enel

La transizione energetica italiana rallenta. Con l’approvazione in commissione Attività produttive alla Camera, il phase-out dal carbone slitta ufficialmente al 31 dicembre 2038.
Un cambio di rotta significativo rispetto agli obiettivi precedenti, che riapre un tema mai davvero chiuso: il ruolo delle centrali a carbone nel presente – e nel futuro – del Paese.
Il messaggio politico è chiaro: l’emergenza energetica impone pragmatismo. Lo ha ribadito il ministro Tommaso Foti, sottolineando come “tutte le fonti di energia, almeno nell’immediato, debbano essere utilizzate”, richiamando anche l’esempio della Germania che, di fronte alla crisi, ha rimesso mano alle fonti fossili.

In questo scenario, il nome che torna con forza è quello della centrale Enel di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia. Un impianto simbolo della produzione energetica nazionale, ma anche uno dei più discussi per l’impatto ambientale e sanitario sul territorio.
Negli ultimi anni, la città ha vissuto una lunga fase di incertezza: tra annunci di dismissione, progetti di riconversione e timori occupazionali, il destino della centrale è rimasto sospeso.
Ora, con la proroga al 2038, lo scenario cambia radicalmente.
Non si parla ancora apertamente di riapertura o pieno rilancio, ma il principio è evidente: il carbone non esce più di scena nel breve periodo.

La scelta del Parlamento si inserisce in un contesto internazionale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati energetici. In questo quadro, il carbone torna ad essere visto come una fonte “di garanzia”.
Ma il prezzo da pagare è alto. Perché mentre da un lato si conferma l’impegno sulle rinnovabili – anche attraverso il PNRR – dall’altro si allunga la vita di una delle fonti più inquinanti.
E qui emerge tutta la contraddizione: transizione sì, ma con il freno tirato.

A Civitavecchia, il tema è destinato a riaccendersi anche sul piano politico. Negli anni, la centrale di Torrevaldaliga Nord è stata al centro di scontri tra istituzioni, comitati e cittadini.
La domanda ora è inevitabile: si tornerà davvero indietro?
E soprattutto: quale sarà la posizione del territorio davanti a un possibile prolungamento dell’attività?
Tra chi vede nel carbone una garanzia occupazionale e chi invece teme un passo indietro sul piano ambientale, la città rischia di trovarsi ancora una volta divisa.

E i progetti sul tavolo del phase-out, che fine faranno?
Il provvedimento prevede comunque una verifica nell’ambito della relazione nazionale sull’energia e il clima, segno che la partita non è chiusa.
Ma il segnale politico è forte: l’Italia non può ancora permettersi di spegnere il carbone.
E così, mentre si parla di futuro sostenibile, a Civitavecchia il passato torna ad essere, almeno per ora, una necessità.
TalkCity.it Redazione
