Dal caso Montegrappa Festival alle tensioni interne: segnali sempre più evidenti di una crisi politica che il sindaco non riuscirebbe più a nascondere?

L’amministrazione guidata da Marco Piendibene comincerebbe a mostrare crepe sempre più evidenti.
Non si tratta più di semplici malumori o fisiologiche divergenze interne, ma di segnali concreti che raccontano una maggioranza in affanno e un sindaco sempre più distante dal confronto con i cittadini.
Il dato politico più evidente è il crescente nervosismo che accompagna l’azione amministrativa. Una chiusura progressiva al dialogo, che si traduce nella mancanza di spiegazioni su decisioni rilevanti per la città.
Un atteggiamento che alimenta dubbi e rafforza la percezione di una guida poco incline al confronto pubblico.

Emblematico, in questo senso, è quanto accaduto con il Montegrappa Festival.
L’assessore Piero Alessi si era esposto in prima persona, garantendo sostegno pieno all’evento, anche sotto il profilo economico. Una presa di posizione chiara, pubblica, che lasciava intendere una linea condivisa all’interno della giunta.
E invece, a sorpresa, la retromarcia: il sindaco avrebbe deciso autonomamente di ritirare l’appoggio, arrivando di fatto a “bannare” l’evento.
Una scelta che non solo ha spiazzato gli organizzatori, ma avrebbe creato una frattura interna significativa.
Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, lo stesso Alessi, persona seria con un buon rapporto con i cittadini, non avrebbe affatto digerito la vicenda, arrivando persino a ventilare l’ipotesi di dimissioni.
Un passaggio tutt’altro che secondario, soprattutto considerando il rapporto fino ad oggi descritto come solido e quasi indissolubile tra assessore e sindaco. Se anche quell’asse si incrina, il segnale politico è evidente.

A rendere il quadro ancora più complesso sono i continui attacchi social dell’ex segretario del Partito Democratico Enrico Luciani, ormai sempre più critico verso l’operato dell’amministrazione.
Un elemento tutt’altro che marginale, soprattutto se si considera il legame politico e personale tra Luciani e l’assessore Scilipoti.
Un rapporto di fedeltà noto a tutti, che inevitabilmente alimenta interrogativi sulla reale solidità dei rapporti interni alla giunta. Anche in assenza di dichiarazioni ufficiali, il clima appare tutt’altro che sereno.

Le tensioni non si fermano qui. Il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra non ha mai nascosto il proprio disappunto su alcune scelte del sindaco.
Una componente che ha fatto della trasparenza e della coerenza i propri pilastri difficilmente può accettare decisioni calate dall’alto senza un reale confronto.
Resta poi il ruolo del Movimento 5 Stelle, che appare oggi come l’unico vero sostegno compatto al sindaco.
Un appoggio che, tuttavia, stride con le posizioni espresse in campagna elettorale, quando le distanze dal progetto Piendibene erano tutt’altro che marginali.

Il risultato è un quadro politico sempre più fragile. Una maggioranza che, forse, continua a reggere tra le mura del Pincio, ma che fuori dal palazzo fatica a trovare consenso reale.
La percezione diffusa tra i cittadini è quella di una distanza crescente. Critiche che arrivano non solo dagli avversari politici, ma anche da chi aveva creduto nel progetto amministrativo. Una delusione silenziosa, ma sempre più evidente.
E allora la domanda diventa inevitabile: quanto può durare una maggioranza che sembra reggersi più sugli equilibri interni che su un reale rapporto con la città?
Perché, oggi, a Civitavecchia, sono in molti a pensarlo — e qualcuno inizia anche a dirlo apertamente:
“Io di Marco mi fidavo.”
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
