Biodigestore di Civitavecchia, le radici del progetto e lo scontro politico-giuridico
Il progetto del biodigestore destinato a sorgere a Civitavecchia affonda le proprie radici negli anni in cui la Regione Lazio era guidata da Nicola Zingaretti.
Fu infatti in quel periodo che il Consiglio regionale avallò l’impianto per la produzione di biometano, inserendolo nella strategia regionale di gestione dei rifiuti e di economia circolare.

Una scelta che, sin dall’inizio, ha diviso la città e la politica locale, alimentando un confronto acceso che oggi si è spostato sul piano giudiziario.
Oggi il Partito Democratico locale si rifà alla recente sentenza del Consiglio di Stato che ha riacceso il dibattito, fissando – secondo il PD, presente in Consiglio Comunale– un punto dirimente nel 2022.
In base al comunicato stampa diramato dal PD, l’autorizzazione unica regionale rilasciata il 12 ottobre di quell’anno non sarebbe mai stata impugnata dal Comune di Civitavecchia, producendo così i suoi effetti:
variante urbanistica automatica e superamento del PIP.

Tutto ciò che è intervenuto successivamente, dalla variante al PRG alla dichiarazione di decadenza del 2023, viene definito tardivo e quindi illegittimo.
Quindi il nodo sarebbe esclusivamente giuridico e risalirebbe alla mancata impugnazione del 2022. Pareri contrari e prese di posizione politiche, secondo il PD, non avrebbero potuto produrre effetti legali.
Da qui l’invito a mantenere il confronto “sui fatti e sulle sentenze”, bollando come propaganda ogni altra interpretazione, pur ricordando che lo stesso PD locale si espresse contro l’impianto già all’epoca.

Di segno opposto la replica dell’ex assessore all’Ambiente Manuel Magliani, che contesta apertamente quanto riportato dal PD.
Magliani sostiene che nel 2022 il Comune abbia invece impugnato tutti gli atti successivi alla conferenza dei servizi regionale convocata dalla Regione Lazio per l’autorizzazione del biodigestore.
Per questo invita l’attuale amministrazione a valutare la strada della revocazione della sentenza, sulla base degli atti presenti presso l’avvocatura comunale e della documentazione seguita allora dal legale incaricato.

Un passaggio che, secondo l’ex assessore, rappresenterebbe un’azione concreta contro il progetto, ben più efficace di quello che definisce uno “scaricabarile politico”.
Il biodigestore di Civitavecchia resta così al centro di un intreccio complesso di decisioni regionali, scelte amministrative e interpretazioni giuridiche contrastanti.
Un progetto nato sotto l’ombrello della programmazione regionale dell’era Zingaretti che continua, a distanza di anni, a dividere la città e a interrogare la politica locale su responsabilità passate e strategie future.
TalkCity.it Civitavecchia

