REA denuncia il silenzio diplomatico; un “muro di gomma” contro cui si è infranta ogni richiesta di dialogo.
È così che il Partito Nazionale REA descrive l’atteggiamento dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma, al centro della protesta organizzata questa mattina dall’Associazione Feline Guardians Italia per denunciare il fenomeno dei video di torture sugli animali diffusi online.
Il sit-in nasce dalla volontà di sollecitare un impegno ufficiale e concreto contro una rete criminale organizzata, di matrice cinese, che trarrebbe profitto dalla produzione e dalla vendita sul web di contenuti estremamente violenti, spesso raffiguranti torture su gatti e altri animali.

Un fenomeno che, secondo i promotori della mobilitazione, coinvolgerebbe tragicamente anche minori, sia come spettatori sia come potenziali vittime indirette di una cultura della violenza.
Nonostante una lettera formale inviata nei giorni scorsi da REA all’Ambasciatore cinese per chiedere un incontro urgente sulla cooperazione internazionale contro questi crimini, nessuna risposta è mai arrivata.
La chiusura si è materializzata oggi: nessun rappresentante diplomatico ha accettato di incontrare i manifestanti e non è stato consentito alcun accesso per un confronto, neppure simbolico.

“Siamo qui per dare voce a chi non ne ha, ma ci siamo trovati davanti a un’istituzione sorda e blindata”, ha dichiarato il Segretario Nazionale di REA durante la protesta.
“Il rifiuto dell’Ambasciata non è soltanto uno sgarbo verso un partito politico legittimo, ma un insulto a milioni di cittadini italiani che chiedono trasparenza, civiltà e rispetto per tutti gli animali. Questo muro di gomma è il simbolo di chi preferisce il silenzio al confronto”.
Dal presidio è arrivata anche una netta distinzione tra le pratiche denunciate e la cultura cinese nel suo complesso.

Secondo REA, le torture sugli animali non rappresentano un popolo o una tradizione, ma sono il frutto di logiche di profitto e di una crudeltà organizzata che deve essere contrastata a livello internazionale.
La protesta, assicurano gli organizzatori, non si fermerà davanti al silenzio diplomatico. “Se l’Ambasciata alza i muri, noi alzeremo il volume della nostra protesta”, conclude la nota di REA.

“Porteremo la questione al Ministro degli Esteri Antonio Tajani e nelle sedi europee e internazionali. La diplomazia non può diventare un paravento dietro cui nascondere il dolore degli esseri senzienti. Oggi abbiamo ricevuto un silenzio assordante, ma la nostra voce arriverà comunque a destinazione”.
Una battaglia che, dalle strade di Roma, è destinata ora a spostarsi sui tavoli politici europei, con l’obiettivo dichiarato di rompere quel silenzio che, per gli attivisti, equivale a una complicità.
TalkCity.it Redazione

