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Lettura ad alta voce in Terapia Intensiva Neonatale: cosa dice la scienza e perché conta per le famiglie
In Terapia Intensiva Neonatale (TIN) il silenzio non è mai davvero silenzio. È interrotto da monitor, ventilatori, segnali acustici che scandiscono il tempo clinico. In questo spazio altamente tecnologico, negli ultimi anni sta emergendo una pratica semplice e profondamente umana: la lettura ad alta voce da parte dei genitori ai neonati prematuri.
Non un gesto simbolico, ma un intervento di supporto che la letteratura scientifica inizia a osservare con attenzione per i suoi possibili effetti sul neurosviluppo, sul linguaggio e sulla relazione precoce genitore-figlio.
Una pratica che parla soprattutto ai genitori, spesso sospesi tra paura, impotenza e bisogno di sentirsi parte della cura.

Diversi studi osservazionali e longitudinali indicano che l’esposizione precoce alla voce familiare e alla lettura condivisa in Terapia Intensiva Neonatale può essere associata a una maggiore stabilità dei punteggi di linguaggio e sviluppo cognitivo nei follow-up dei bambini nati pretermine.
La letteratura scientifica, attraverso diverse review e studi di sintesi, indica in modo consistente che la lettura condivisa in Terapia Intensiva Neonatale è associata a benefici sul piano relazionale e comunicativo, oltre a un miglior benessere emotivo dei genitori, pur in un contesto di ricerca ancora in evoluzione.
Altri studi longitudinali hanno mostrato che i bambini esposti alla lettura in TIN presentano un declino meno marcato delle competenze linguistiche rispetto ai gruppi di controllo, pur senza configurare la lettura come intervento terapeutico sostitutivo.

La comunità scientifica è concorde su un punto: si tratta di un campo di ricerca emergente, promettente ma che richiede ulteriori studi controllati. Ed è proprio questa cautela che rende necessario un racconto giornalistico responsabile.
Ne parliamo con la dottoressa Immacolata Savarese, pediatra e neonatologa con un’esperienza pluriennale in Terapia Intensiva Neonatale, maturata nell’attività clinica presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Svolge inoltre attività libero-professionale, anche per visite domiciliari, prenotabili attraverso i canali informativi dell’ospedale e il suo spazio editoriale online.

Le abbiamo chiesto di aiutarci a comprendere cosa significhi, davvero, introdurre la lettura ad alta voce in Terapia Intensiva Neonatale.
Dottoressa Savarese, perché oggi si parla di lettura anche in un contesto così delicato come la TIN?
Perché lo sviluppo del neonato prematuro non riguarda solo la sopravvivenza, ma la qualità dello sviluppo neurologico ed emotivo. Il cervello nei primi mesi di vita è estremamente plastico e sensibile agli stimoli. La voce del genitore è uno stimolo particolare: riconoscibile, prevedibile, carico di significato affettivo.
In un ambiente come la Terapia Intensiva Neonatale, la voce familiare può rappresentare un elemento di continuità rispetto a un’esperienza che, per il bambino, è inevitabilmente frammentata.

Dal punto di vista scientifico, cosa sappiamo oggi sugli effetti della lettura nei neonati prematuri?
Sappiamo che esistono evidenze preliminari, ma non definitive. Alcuni studi longitudinali mostrano associazioni positive con lo sviluppo linguistico e con la stabilità dei punteggi neuroevolutivi nei follow-up.
È importante però essere chiari: non parliamo di una terapia, ma di un intervento di supporto a basso rischio e ad alto valore relazionale. La letteratura invita alla cautela e allo stesso tempo incoraggia a proseguire la ricerca.
Che significato ha questa pratica per i genitori?
Per molti genitori la Terapia Intensiva Neonatale è un luogo di grande impotenza. Le decisioni sono mediche, i tempi sono dettati dalle condizioni cliniche, e spesso il genitore si sente escluso.
La lettura ad alta voce restituisce un ruolo attivo, concreto. Non sostituisce le cure, ma permette ai genitori di sentirsi presenti, partecipi, utili. Questo ha un impatto emotivo importante, anche sulla salute psicologica dei genitori stessi.

Esiste il rischio che la lettura venga percepita come un obbligo o una “prestazione” genitoriale?
Sì, ed è un rischio da evitare con molta attenzione. La lettura non deve mai diventare un dovere, né un parametro per misurare la “bravura” di un genitore. Deve restare una possibilità, da offrire quando il genitore se la sente e quando le condizioni cliniche lo consentono.
Cosa direbbe a un genitore che ha paura di fare qualcosa di sbagliato anche solo parlando?
Direi che quella paura è comprensibile. Ma, se fatta con rispetto dei tempi del bambino e in accordo con l’équipe sanitaria, la voce del genitore non è invasiva. Può essere una presenza rassicurante, anche quando tutto sembra fragile. E se un giorno non ci si sente pronti, va bene anche quello.
La lettura ad alta voce in Terapia Intensiva Neonatale non è una promessa di guarigione né una scorciatoia emotiva. È una pratica semplice che la letteratura scientifica sta iniziando a esplorare con crescente interesse, riconoscendone il valore relazionale e il potenziale supporto allo sviluppo precoce.

In conclusione, raccontarla con responsabilità significa evitare illusioni, ma anche riconoscere che la cura non è fatta solo di tecnologia. In alcuni momenti, anche una voce familiare può diventare parte del percorso di assistenza, senza sostituirlo.
Per i genitori, questo significa una cosa sola: non essere solo spettatori, ma presenza viva, anche dentro uno dei luoghi più complessi della medicina moderna.

Dino Tropea TalkCity.it Redazione
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.
Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale.
Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.