Lettera aperta del lucano Pasquale Faraco: “A rischio migliaia di imprese familiari”. Ma il problema è molto sentito anche sul litorale laziale

Il dramma dei balneari non riguarda solo una singola realtà locale del nostro litorale, ma sta assumendo sempre più i contorni di una questione nazionale.
La vicenda denunciata da Pasquale Faraco, imprenditore del Metapontino in Basilicata, è diventata infatti il simbolo di una preoccupazione diffusa tra gli operatori del settore lungo tutte le coste italiane, compreso il litorale romano e dell’Alto Lazio.
Al centro della polemica c’è il futuro delle concessioni demaniali marittime e la prospettiva delle aste pubbliche per l’assegnazione delle spiagge.

Una prospettiva che molti imprenditori balneari temono possa mettere in discussione stabilimenti costruiti nel corso di decenni di lavoro e sacrifici familiari.
«Mettere all’asta il sacrificio di una vita, ignorando il lavoro e il valore dell’azienda, non è europeismo ma un tradimento di Stato», denuncia Faraco, parlando apertamente di uno “scippo del mare” che rischierebbe di favorire grandi gruppi economici a discapito delle imprese locali.
Una preoccupazione che si fa sentire anche sulle coste del Lazio, dove molte attività balneari sono gestite da famiglie che da generazioni rappresentano una parte importante dell’economia turistica del territorio.

Il confronto tra governo, istituzioni europee e operatori del settore resta aperto.
Ma tra i balneari cresce la convinzione che la partita che si sta giocando non riguardi soltanto le concessioni, ma il futuro stesso di un modello economico che da sempre caratterizza le spiagge italiane.
Questa la lettera inviata alle redazioni:
POLICORO (MT), 07 MARZO 2026 – <<Tra queste righe c’è il sudore di una vita e l’ardore delle nostre famiglie. È l’urlo di chi ha amato questo lavoro più di se stesso, sono le lacrime di chi vede strappare le proprie radici dalla terra.
Non chiamatela riforma: quello a cui stiamo assistendo è uno smantellamento sistematico e coordinato delle piccole imprese balneari a carattere familiare. Non è un semplice adeguamento alle norme europee, ma un esproprio spoliativo del lavoro, del sudore e del valore d’impresa costruito in decenni di sacrifici.
Un intero settore produttivo, pilastro del turismo nazionale, è oggi vittima di un cortocircuito istituzionale senza precedenti.
Dopo anni di promesse, la politica ha scelto la via dell’abbandono: LO STATO SI FA LIQUIDATORE delle piccole e micro imprese balneari, lasciando che il peso della burocrazia e delle sentenze giudiziarie affondi migliaia di famiglie.
Questo “scippo del mare” genera un’incertezza che calpesta il diritto e spiana la strada alla speculazione della grande finanza.
Mettere all’asta il sacrificio di una vita, ignorando il lavoro e il valore dell’azienda, non è ‘europeismo’: è un tradimento di Stato.
Sotto il vessillo ipocrita dell’Europa, stiamo assistendo a un esproprio sistemico.
Non è un semplice adeguamento normativo, ma una predazione istituzionale condotta con precisione chirurgica e ferocia distruttiva: il lavoro e il valore generato da generazioni di famiglie vengono strappati ai legittimi proprietari per essere serviti su un piatto d’argento ai giganti della finanza speculativa.
Ieri, quando c’era da creare e valorizzare dal nulla, lo Stato era un fantasma. Oggi torna solo per distruggere e consegnare i frutti dei nostri sacrifici al miglior offerente.
Tutta questa operazione poggia su un colossale castello di falsità interpretative che calpestano la sovranità del nostro diritto.
Si sta manipolando la legge per giustificare quello che è, a tutti gli effetti, uno scippo legalizzato.
Pensano di mettere all’asta dei metri quadri, ma si sbagliano: stanno mettendo all’asta le nostre vite.
Questa non è semplice sabbia da calpestare; questa è la nostra storia, il nostro lavoro, sono i nostri sacrifici e l’ardore delle nostre famiglie>>.
Pasquale Faraco
