Al Teatro Quirino, Francesco torna in scena come uomo fragile e indomito, in un viaggio interiore tra sofferenza, morte e speranza

Profondamente umano, segnato dalla crisi interiore, dalla malattia e dal dubbio: il Francesco che il regista Pino Quartullo ha portato in scena questo fine settimana al Teatro Quirino,
proprio in occasione della festa del Santo patrono d’Italia e dell’ottavo centenario della sua morte, non è il giovane ribelle che abbandona la famiglia benestante per seguire l’insegnamento di Cristo, né l’uomo carismatico deciso a rivoluzionare la Chiesa per riportarla alle sue origini.
Ne Il Viaggio” di Francesco”, il Poverello di Assisi è un uomo stremato che si rifugia in un eremo insieme ad alcuni frati a lui più vicini.
È piegato dal conflitto con i confratelli sulle regole della comunità e da un profondo senso di abbandono, consapevole dell’imminenza della fine.
È un Francesco fragile, ma ancora indomito, strenuo difensore della povertà evangelica e dell’amore per la natura, alla ricerca del silenzio e della preghiera, in un dialogo costante con Dio.
Francesco lotta con se stesso, con il dolore della carne e con le tentazioni dell’animo.

Cerca la forza per mantenere fede alla Regola della povertà e dell’essenzialità, opponendosi alle spinte verso il
possesso e la ricchezza che minacciano la sua comunità.
Accanto a lui arrivano Chiara e i suoi fratelli francescani, pronti a sostenerlo in un cammino che è insieme umano e spirituale.
Per la prima volta Francesco mette in dubbio la propria fede, proprio mentre cerca di rafforzare quella degli altri.
Intorno a lui si muovono i suoi compagni più stretti, che osservano smarriti e increduli la prova interiore del loro padre spirituale, le stimmate e l’avvicinarsi della morte.
Ognuno reagisce a modo suo alla prova più difficile: assistere alla fine di Francesco. Giulio Tropea, nei panni del Santo, riesce a toccare il cuore dello spettatore, coinvolgendolo nella profonda trasformazione interiore del poverello di Assisi.
La sua interpretazione restituisce un uomo combattuto, lontano dall’immagine iconografica del santo senza ombre: un uomo che vacilla e tuttavia continua a cercare.

Toccante la scena in cui Sorella Morte, con la sua falce, sembra arrestarsi davanti a Francesco, riconoscendo in lui
quella stessa purezza che aveva già incontrato sul Golgota, davanti a Cristo.
È una storia profonda e commovente, perché ciascuno di noi può riconoscersi in quel Francesco soffrente, timoroso, sospeso e in balia di quella notte oscura dell’anima che ciascuno di noi, in qualche momento della vita, ha vissuto.
Il Viaggio di Francesco è, nonostante il dolore e le prove, un inno alla vita: un invito ad accogliere ogni
esperienza umana, anche quella più dura – quella della morte – con umiltà e fiducia, nella consapevolezza che ogni sofferenza può diventare occasione di rafforzamento interiore, trasformazione e crescita.
Un suggestivo gioco di luci accompagna e valorizza i diversi momenti dello spettacolo, esaltandone le scene più significative.
Anche la musica, curata dallo stesso regista, accompagna costantemente il racconto, attingendo dal repertorio cinematografico, dalla musica pop e popolare e alternando suggestivi momenti di canto a brani originali di Roberto Laneri e Gaetano Marsico, uno degli attori della compagnia.
Gli applausi per gli interpreti, tra cui spicca un istrionico Roberto Fazioli nel doppio ruolo di frate Tancredi e dell’Inviato del Diavolo, testimoniano quanto la figura di San Francesco d’Assisi continui a parlare al cuore del pubblico.

Il Santo che, attraverso l’umiltà e l’amore universale, ha segnato la storia, continua a essere una figura capace di suscitare emozioni anche a otto secoli dalla sua morte.
L’adattamento prende liberamente spunto da La sapienza di un povero di Éloi Leclerc, con apporti da “La ferita, la letizia” di Davide Rondoni e dal racconto del giovane poeta romano Gabriele Galloni “L’ultima notte” di Francesco.
Era presente in sala al Quirino anche la madre di Gabriele Galloni, Irma, che ha testimoniato la profonda sintonia
spirituale che il figlio, scomparso per malattia nel 2020 a soli 25 anni, aveva con la figura del Santo di Assisi.
Dopo aver visto lo spettacolo si esce dal teatro con una convinzione solida: a 800 anni dalla sua morte, il viaggio di Francesco è tutt’altro che concluso: continua a ispirare milioni di persone, a porre domande sul senso della vita, della sofferenza, della morte e dell’amore e continua ad essere incredibilmente attuale.
Ricordandoci che anche nel momento più oscuro, quando tutto sembra naufragare, può ancora accendersi una luce.
Micaela Taroni. TalkCity.it Redazione
