Civitavecchia. Tra addio al carbone e riserva strategica il futuro della centrale Enel

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Civitavecchia. Tra addio al carbone e riserva strategica il futuro della centrale Enel

Siamo alla scadenza dei termini prefissati… ancora non è definita la posizione del Governo

Il futuro della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia, resta al centro del dibattito nazionale sulla sicurezza energetica e sulla transizione industriale.

Dopo anni di annunci sulla dismissione definitiva del carbone, il governo apre ora alla possibilità di un mantenimento dell’impianto in “riserva”, alla luce delle persistenti incertezze geopolitiche e delle esigenze di stabilità del sistema energetico nazionale.

A chiarire la posizione dell’esecutivo è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso dell’ultima informativa al Consiglio dei ministri.

Pur ribadendo la fuoriuscita dal carbone come obiettivo strategico, il ministro ha spiegato che il governo sta valutando con attenzione l’ipotesi di mantenere in riserva la centrale Enel di Civitavecchia, nel rispetto del quadro normativo nazionale ed europeo.

Una scelta motivata dalla necessità di salvaguardare la sicurezza energetica del Paese in una fase ancora segnata da forti instabilità internazionali.

Il ministero, ha assicurato Pichetto Fratin, continuerà a lavorare in stretto coordinamento con Terna, con gli altri dicasteri competenti e con gli operatori del settore, mantenendo alta l’attenzione sugli impatti industriali e occupazionali legati alla riconversione del sito di Civitavecchia.

Sul tema è intervenuto anche il deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio, che ha accolto positivamente l’indirizzo delineato dal governo.

Secondo il parlamentare, il mantenimento della centrale di Civitavecchia in una forma di “riserva fredda” consentirebbe di preservare il ruolo strategico del sito per il sistema energetico nazionale, accompagnando allo stesso tempo la delicata fase di transizione post-carbone.

Battilocchio ha sottolineato l’importanza di gestire questo passaggio senza ricadute negative sull’occupazione e sul tessuto economico locale, ricordando il lavoro avviato negli anni scorsi con l’istituzione del comitato per la conversione industriale di Civitavecchia.

Un organismo che opera in coordinamento con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e che è impegnato nella definizione di nuove iniziative industriali, nel supporto all’attività dei commissari straordinari e nella costruzione dell’accordo di programma atteso per il 2026.

Proprio su quest’ultimo punto, Battilocchio ribadisce la necessità di un intervento diretto del governo per garantire risorse adeguate a Civitavecchia, sia per le opere ambientali legate al superamento del carbone sia per sostenere l’avvio di nuove attività produttive e la tutela dei lavoratori.

L’Enel dal canto suo ha chiesto garanzie economiche per la copertura dei costo; cifre importanti per le quali sarà difficile trovare la copertura.

Per Civitavecchia, dunque, la chiusura della centrale a carbone non sembrerebbe più un passaggio immediato e lineare, ma parte di un percorso più complesso, in equilibrio tra sicurezza energetica, transizione ecologica e rilancio industriale del territorio.

Un percorso che continuerà a segnare il confronto politico e istituzionale nei prossimi mesi…. Enel permettendo.

TalkCity.it Civitavecchia

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